Arte

“Neoludica philosophy”: un’estetica del videogioco

staff
31 marzo 2012

Da sempre connaturata alla prassi umana e, forse, alla sua stessa essenza, la dimensione ludica si è evoluta nei secoli accompagnando le sorti della nostra stirpe e riflettendone le trasformazioni.
Se Nietzsche poté poeticamente affermare che “Nell’uomo autentico si nasconde un bambino: che vuole giocare”, la modernità divorata dalla demonìa del lavoro e della produzione seriale manifesta l’esperienza ricreativa come potenza feconda, fornita di una dimensione estetica ed equipaggiata di tecniche adeguate alla sua espressione. É nei videogames più all’avanguardia, ultime frontiere tanto dell’ esercizio ludico quanto di quello creativo-poietico, che si possono ravvisare i prodromi di consistenti mutamenti artistici.
É di tali avveniristiche prospettive che il volume “Neoludica. Art is a game. 2011-1966”,  intende render conto, grazie alla collaborazione sinergica di quindici curatori ed alla selezione di trentatrè artisti impegnati nel settore dei videogiochi.
Inevitabile ai fini di una corretta definizione del nuovo genere artistico è stato l’impiego di un neologismo, “Neoludica”, inteso da Debora Ferrari e Luca Traini, curatori del testo, come “il primo grande tentativo di dare una definizione, meglio, un orizzonte unitario e identitario a questa nuova fondamentale sfida tecnologica dell’arte”, giacché, per dirla con Lewis Mumford, “Attraverso la macchina abbiamo ora la possibilità di comprendere un mondo che abbiamo contribuito a creare”.
I videogames vengono allora concepiti come forme artistiche capaci di esercitare un impatto fondamentale sulle altre espressioni estetiche: dal cinema alla letteratura, dalla musica alle arti visive.
Lo sdoganamento di questo mondo inesplorato rispetto ai superficiali e snobistici giudizi critici ad esso riservati dal mondo culturale “ufficiale” è fine precipuo della “Neoludica philosophy”.
I videogiochi sono indubbiamente segno di quel mondo della cibernetica sul quale tanti riflettori sono stati puntati riscontrando una difficoltà interpretativa inestirpabile. Geniale ma nichilista figura di riferimento di questo nuovo panorama artistico moderno è Duchamp; la sua sentenza “L’arte è un gioco e i giochi sono arte”, associata alle sue più celebri opere, delinea un momento di rottura in cui la pratica insieme giocosa e provocatoria si impone di contro al perseguimento dei trascendentali tradizionali.
L’arte NEI videogiochi e l’arte SUI videogiochi si trovano così in un rapporto dialettico ed artisticamente prospero, destinato ad acquisire sempre maggior spazio nell’ipertecnologizzata società contemporanea.
Dotti apparati critici e splendide immagini compongono un volume ricco di spunti, relativo ad una forma culturale in costante divenire, ove nuove espressioni di cultura picaresca, riferimenti colti alla filosofia, edificazione di superluoghi, iperluoghi e cyberluoghi, messaggi politico-sociali, puro gioco, tensione alla fantasia ed allo stupore sono frammisti in un’identità ancora in definizione, dibattuta fra la tendenza alla creazione propositiva di mondi simbolici portatori di senso ed il naufragio nella dissoluzione di forme e significato.

 

Luca Siniscalco


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