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Sport

Nibali e Simeone: le facce del “cholismo”

Riccardo Signori
30 maggio 2016
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Diego Simeone

Chiamatelo Squalo o chiamatelo Cholo, sicuri che non vi sbaglierete. Sono le facce di una stessa idea nello sport. Se esiste  una filosofia di vita agonistica, quei due (Vincenzo Nibali e Diego Simeone) la interpretano con formula doc. Vincendo o perdendo.

Lo squalo è Vincenzo Nibali, che nel week end finale del giro d’Italia, ha tenuto tutti avvinti al teleschermo o semplicemente alle strade innevate e soleggiate di uno spicchio d’Italia. Ha vinto dopo aver sofferto,dopo essere stato sul crepaccio della sconfitta, dopo aver perso minuti ad ogni folata di vento della concorrenza. Nelle ultime due giornate qualcosa è scattato nel fisico e nella testa e lo abbiamo tutti visto inerpicarsi feroce, e felice, con il ritmo e l’andatura di un conquistatore, ma sopratutto di un lottatore.

Nibali maglia rosa a Torino è la replica più sofferta, ma non inedita, di quel ragazzo che anche nel 2013 trascinò il tifo sulle strade del Giro. Vincere e rivincere il Giro è impresa da album delle figurine di un’Italia dello sport da non dimenticare. Ovvero Nibali come Federica Pellegrini, come Valentino Rossi e Antonio Rossi,come Felice Gimondi e Nino Benvenuti, come Pietro Mennea e Sara Simeoni, per non tornare a Giacomo Agostini, Coppi, Bartali e Carnera. E mettiamoci anche Dino Zoff e Gigi Buffon, portieri simbolo degli ultimi due titoli mondiali del pallone.

Ma, soprattutto, Nibali come esempio o simbolo della capacità di soffrire, del Cholismo fatto in bicicletta, oppure del fighter che combatte con ruote e manubrio e non con i pugni. Fighter è detto nel pugilato per sintetizzare l’uomo che non molla mai, sempre avanti, sempre con coraggio, pronto al sacrificio totale pur di arrivare al risultato. Da qualche tempo nel vocabolario mondiale è entrato il termine“cholismo” che, se fossimo a Milano, potrebbe sembrare una storpiatura di grullismo, “quel ciolla” scriveva Gianni Brera, invece è esattamente il contrario: cholismo da “el Cholo” che poi trattasi di Diego Simeone, indomito guerriero dei campi di calcio, idolo per folle interiste e laziali per la sua combattività estrema da vero leader, ed ora maestro di panchina con l’Atletico Madrid e icona di un gioco che ricalca, in chiave moderna e più articolata, il nostro “difesa e contropiede”.

Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali

Cholismo come interpretazione del non mollare mai, del lottare prendendo per la gola il gioco avversario, pressing e credo calcistico che non lasciano respiro. Quella di Simeone vorrebbe essere una immagine vincente, ma poi incontra il Real Madrid nella finale di Champions League, per due volte nel giro di tre anni, e basta un ghiribizzo della sorte, che si tratti di un golletto negli ultimi secondi o di un rigore sbagliato, e diventa l’immagine di una sconfitta e di uno sconfitto.

In realtà Simeone ,come Nibali, non potrà mai rispecchiare l’idea di uno sconfitto perché èesaltante la carica, la determinazione, la speranza che si porta dietro in ogniistante.

 Il Real Madrid, ancora una volta, ha onorato tradizione e blasone, potere politico (arbitri sbadati) e calcistico, ma nessuno potrà sconfiggere quella immagine del Cholo, tutta furore negli occhi, e nei gesti, quando guida l’Atletico Madrid dalla panchina. Anche nei minuti estremi come quelli di San Siro, quando i calciatori stavano per tirare i rigori decisivi e lui, spalle al prato, sotto la curva dei suoi tifosi invitava al tifo, alla speranza. Gesto estremo come quel Nibali che vede la strada salire, conta i chilometri a disposizione e comincia ad aumentare il ritmo. E vediamo chi la spunta! Nibali ce l’ha fatta, Simeone ancora una volta ha perso.

 Comunque indimenticabili. Tutti e due. Ed ora alla prossima. Nibali punta a vincere l’Olimpiade. Simeone, forse tra un anno, proverà a sedersi sulla panchina dell’Inter: un’altra impresa titanica.


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