Interviste

Niccolò Pocchini

Giorgio Merlino
1 novembre 2011


In un paese in cui l’età media ha raggiunto livelli spropositati, ci sembra ormai impossibile riuscire a incontrare un giovane che in qualche modo sia riuscito a farsi da solo.
È il caso di Niccolò Pocchini che a soli 24 anni è fondatore, amministratore e designer della Spektre Sunglasses, marchio giovane ma ben avviato; i suoi occhiali richiamano il classico nella forma e il fashion nei dettagli.
A pochi mesi da una sua possibile collaborazione con una grande casa del lusso, ci è sembrato doveroso fargli alcune domande.

Com’è nato il progetto Spektre e come descriveresti il marchio?
Spektre è nata a Londra nel 2009 a seguito di un’intuizione.
In pochi mesi io e il mio partner di lavoro ci siamo resi conto che al di là del nostro background nel mondo del trading, mettere in piedi un’impresa creativa collegata a un prodotto reale ci avrebbe regalato un’astrazione maggiore; avendo un approccio alla vita molto particolare, dividere il nostro tempo su due attività cosi distanti e riuscire a gestirle entrambe ci dà una grande soddisfazione.

Hai lanciato la tua prima collezione tre anni fa, ora ne possiedi ben 3 e ognuna con dettagli diversi che le contraddistinguono; in comune hanno la particolarità dei nomi (NULLA ETHICA SINE AESTHETICA, MEMENTO AUDERE SEMPER, IN HOC SIGNO VINCES), riportati sulla montatura. Come mai questa scelta?
Alcuni mi danno del latinista; in realtà’ ci sentiamo di dire che il nostro pubblico è evoluto e forse legare la storia ai nostri occhiali attraverso alcune frasi, è considerabile una dei nostri segni distintivi – perché legare un modello a un numero, quando si può legare a un pensiero?

Ogni collezione è mirata a persone diverse?
I nostri prodotti non sono stati pensati per rivolgersi a un particolare target; produciamo in primis cosa piace a noi. Siamo felici di dire che ci riferiscono che la nostra clientela spazia dalla ragazza ventenne in cerca del prodotto nuovo, concettuale e di qualità, al signore attempato, fasciato in un doppiopetto, che ama osare con l’imprevisto adatto al suo look, magari optando per una lente inaspettatamente specchiata.

Descrivici gli occhiali.
Ci piace unire il design ottico del 900, a una scelta coloristica più estrosa, a volte azzardata; presto uscirà il modello “Memento audere semper” nella colorazione ispirata alla mitica Porsche/Gulf: azzurri gommati con lente specchiata arancio. Ogni pezzo che vedremo partire dal nostro headquarter verso chissà che parte del mondo ci renderà gelosi ma orgogliosi.
Anche le lenti hanno un peso nel nostro successo; utilizziamo lenti Carl Optics by Zeiss e in alcuni casi lenti multilayer con trattamenti di specchiatura molto raffinati e protettivi per un occhiale che nasce inizialmente come prodotto estetico, sfociando poi invece in un mix di moda&tecnica di alto livello.

In che parti del mondo siete già inseriti?
Siamo presenti in Italia, Francia, UK, Spagna, Russia, Svizzera e a partire dal 2012, grazie a particolari adattamenti del prodotto, entreremo nei mercati del Far East, nella fattispecie in Corea e Giappone (in Giappone ci si potrà trovare a Tokyo, presso United Arrows, uno dei negozi più considerati trend setter nel mondo).
Per questi mercati abbiamo optato per un adattamento dei nostri modelli ai loro visi; sappiamo che entrare nel mercato asiatico è un passo decisivo per il nostro futuro e vogliamo farlo in maniera adulta.
La flessibilità è uno dei nostri marchi di fabbrica e l’aver studiato un adattamento del nostro prodotto sui gusti e i fit locali, credo sarà un elemento che il mercato apprezzerà particolarmente, proveniendo da un marchio no logo e concept e non da una maison con 400 punti vendita.

Cosa ne pensi di Milano, la prima città della moda e del design in Italia, quale città di partenza?
Milano, al di là dell’infelice momento in corso, è ancor oggi l’unica città in Italia in grado di offrire opportunità di crescita verticale ai giovani.
Come base di partenza geografica, Milano ti offre una visione cinica ma pragmatica della vita.
Questa città fa una forte selezione in qualsiasi ambito e solo chi si adatta, nella mia idea, sopravvive. Occorre adattarsi. Forse non è più il tempo degli eccessi e delle fortune.
Certo è che l’unico consiglio che posso dare ad altri giovani, è di cominciare col primo passo il loro viaggio, senza aspettare mani dal cielo.
Non serve speranza, serve volontà e ne vedo poca in giro.
Se posso fare una critica è perché penso che in Italia sia troppo comune la mentalità del “piangiamoci addosso che tanto non cambierà mai niente”.
A Milano, a mio avviso, urge da parte della politica un lavoro di comunicazione verso i giovani affinché questi si avvicinino senza paura all’impresa.
Noto molta demotivazione e questo nel lungo periodo diviene dannoso per l’intero sistema se non si crea innovazione dal basso e se quest’ultimo non respira anche del “nuovo”.

Quali sono i progetti per il futuro ?
Nel nostro futuro la gamma andrà a espandersi e nel 2012 raggiungeremo otto modelli presenti in collezione.
Stiamo allargando molto anche l’ampiezza colori, andando sempre più nella direzione che preferiamo, la ricercatezza degli abbinamenti montatura/colore, auspicando che gli occhiali Spektre risultino per i nostri clienti un perfetto corredo a look casual e raffinati nel contempo, regalando un vibe positivo a loro e ai loro interlocutori che incontreranno l’ occhiale.

Altri consigli per i giovani che vogliano inserirsi in questo mondo?
Certamente, rimboccarsi le maniche.

 

Intervista curata da Valentina Ungaro e Giorgio Merlino