Leggere insieme

Nido, alveare o guscio di noce. Tante case per una “Casa di Fiaba”

Marina Petruzio
13 ottobre 2013

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Case, nidi, gusci luoghi atti a contenere famiglie di ogni genere composte da più individui o anche da uno solo, perché no! E benché insieme formino un nucleo, ognuno dei suoi componenti possiede un vissuto differente dello stesso luogo, degli stessi ambienti, della stessa casa ,che dipende dall’immagine intima del suo personale vissuto.

E’ un albo, “Casa di Fiaba”, in cui i valori di intimità sono talmente forti che sfogliandolo, leggendolo, guardandolo, si è portati a vedere in ogni illustrazione, in ogni pagina, la propria casa, la propria stanza, il proprio nido.
Un albo che evoca moltissime immagini, suoni, colori, odori.
Perché mentre ci parla di tantissime case – la casa di fiaba, la casa stregata, la casa che canta con muri di voce, la casa crollata, il guscio di noce, la casa di bestia, la buia caverna,  per citarne solo alcune – ci conduce per mano a riflettere su ciò che è “casa” per noi.
E mentre sfoglio quest’albo che odora di cespugli di mirtillo, di ribes bianco, del colore del sambuco che colora le mani, dei prati pieni di “soffioni” da soffiare senza lasciarne neppure un pelucco, di cassette della frutta che profumano di mele, di limoni e di uva fragola, le une sulle altre oppure affacciate su immaginari corridoi come stanze di una grande dimora ottocentesca, ormai lasciato il loro originale utilizzo e diventate casa di bambole… dicevo, mentre sfoglio questo album il pensiero corre a tutte queste cose che ho vissuto quando ero bambina… e così mi ritrovo tra le mani la versione illustrata de “La poetica dello spazio” di Bachelard spiegata ai bambini.
Le case di legno dipinte all’anilina che non ne copre la texture, le pareti tappezzate liberty a disegni minuti, con colori presi in prestito da una natura verde e lussureggiante che talvolta però è anche rossa o viola, reseda e mirtillo, bianca come i fusti delle betulle, con mille foglie, frutti, puntini, a comporre un tutto che rimanda ad un umanità nascosta di cui prendersi cura, da accudire.
Come il bosco di betulle: un’immagine di accoglienza, un abbraccio stretto attorno al condominio degli uccelli, alle loro casette, nido essa stessa di tutti i loro nidi. Un po’ d’ombra per potersi riposare, un intrico di rami per rimanere celati, protetti agli occhi del mondo.
La casa nido esempio massimo di semplicità. La casetta di legno appesa all’albero: una preziosa scatola con un solo foro dal quale entrare ed affacciarsi rimanda ad un concetto di nido caldo ed accogliente, genuina nella sua forma ed utilizzo. Un solo foro per andare e tornare, entrare ed uscire da un universo a sé. Come la stanzetta in cima, nel sottotetto dalle falde a capanna. Ma anche un po’ tenda grande come un solo giaciglio di morbida piuma, che nella fredda notte invita e da sé si apre ad un altro racconto, ad un “C’era una volta…”

Un albo invaso dalla natura, dai suoi colori ed odori, dai suoi disegni, ma dove i personaggi, coloro i quali abitano non ci sono. Non si vedono mai né orecchie di coniglio o passaggi d’uomo, perché forse siamo noi che dobbiamo ancora arrivare e sederci in quel tinello veranda, un angolo dove prendere un caffè, servirci la colazione, sorseggiare una tisana prima di andare a dormire. Quattro tazze diverse ci raccontano del mobiletto dei cocci che dopo tanta vita non si sposano più al piattino e che forse un giorno appartenevano ad un tutto rosa o ad un tutto giallo, ma che ora sono rosa gialle e verdi. Sederci e raccontare.
Perché come diceva Bachelard: “La casa è la persona stessa, la sua forma, il suo sforzo.”
Casa è un’immagine che ci portiamo dentro.
Casa può essere un armadio, un cassetto, un angolo, una scatola per un bambino.

E come dicono i Topi un libro per:
– pensare in modo diverso ad un luogo quotidiano
– scoprire come sono strani i luoghi che gli altri chiamano “casa”
– giocare a costruirsi la casa ideale

Con Tommaso lo abbiamo letto e guardato, abbiamo parlato delle case che conosciamo, anche quella dei “vecchietti”, della nonna, perché anche lei è “casa” e poi abbiamo scelto la Casa di Fiaba dove ci piacerebbe più vivere, osservandole tutte.
Ed ho scoperto che:
per quanto mi riguarda amerei ancora poter ritagliare delle bamboline di carta per poter abitare quest’albo, mentre Tommaso abiterebbe volentieri il villaggetto delle baracche “perché sembra un labirinto e poi non sono baracche” e, secondo lui, questo villaggio è in un paese caldo “perché ha i tetti di tessuto”.

Marina Petruzio

www.topipittori.it
www.annaemilial.blogspot.it

Casa di Fiaba
di Giovanna Zoboli
Illustrato da Anna Emilia Laitinen
Ed.: Topipittori
Euro: 15,00
Età di lettura: dai 5 anni


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