Letteratura

Noir, che più nero non si può

Maria Stella Gariboldi
21 luglio 2013

01

Un paese siciliano come ce ne sono tanti, calmo e un po’addormentato, si trasforma improvvisamente nel centro di un’epidemia apocalittica. A uno a uno, i suoi cittadini perdono interesse per la vita, e iniziano a buttarsi giù da balconi e scarpate senza ordine né motivo, ma tutti con un ultimo, impenetrabile sorriso.

Nessun filo conduttore collega le vittime di questa ondata di suicidi – o morti inconsapevoli, oppure nolenti: gli eufemismi fanno comodo – che colpisce indiscriminatamente padri di famiglia, la colf dell’Est, il giardiniere. E alla tragedia segue la fama: riflettori puntati sul paese e sulla sua comunità, dal parroco al bar che cambierà strategicamente il proprio nome da Ai pini in At the Pines. Un’invasione di giornalisti, turisti del macabro, gruppetti di ragazzi emo e comunità giapponesi appassionate di morte e dell’Etna. Finché gli stranieri abbandonano l’isola, lasciando solo uno scrittore ad occuparsi del caso. Che il morbo sia dovuto ad alterazioni ambientali? A un virus? Oppure siamo alle prese nientemeno che con Satana?

02

In realtà, non vogliamo solo capire cosa è stato a scatenare La penultima fine del mondo. La scrittura di Elvira Seminara – già autrice di L’indecenza e Scusate la polvere.

La penultima fine del mondo si legge senza fatica, ridendo e talvolta scuotendo la testa – chapeau alla Seminara per la sua maestria nel cogliere i microscopici dettagli umani – ma questo non ne fa un libro semplice. Come il personaggio dello scrittore, indaffarato nel tentativo di risolvere il caso, il lettore segue indizi, fiuta piste, intravede suggestioni in ogni pagina.

Ma senza accorgersene, è già caduto nella rete della sua autrice.

Maria Stella Gariboldi

“La penultima fine del mondo” di Elvira Seminara, Nottetempo, pp. 154.


Potrebbe interessarti anche