Letteratura

Non chiamatemi stilista – Roberto Cavalli si racconta

Virginia Francesca Grassi
17 settembre 2013

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“Non avere paura”. Una frase dolce e potente insieme, che racchiude in sé la storia di una vita: quella di Roberto Cavalli.

Diverrà uno specie di mantra, tatuato nella memoria a partire da quel tragico 4 luglio 1944 in cui il padre Giorgio venne rapito dall’esercito tedesco e fucilato sotto gli occhi della moglie. Un monito nostalgico ma allo stesso tempo un imperativo alla determinazione, al non arrendersi mai, un agguerrito inno alla vita.

Dalla memoria drammatica di quella tragedia avvenuta nel paesino di Cavriglia “che nella mia mente è sempre rimasto il covo del diavolo”, inizia la biografia del grande stilista, “Just me”, pubblicata da Mondadori e presentato ieri a Milano alla presenza del Sindaco di Firenze Matteo Renzi.

Roberto Cavalli and Matteo Renzi (2)

Un racconto intenso e limpido di quello che è stato un momento fondamentale per la Storia della Moda, ma non solo. Dalla grande Guerra all’apogeo del made in Italy, filtrato attraverso i mille ricordi di uno dei suoi grandi protagonisti.

Cavalli racconta tutto di sé e della sua famiglia, a partire dalle sue donne: “Quando pensa a me e alle donne della mia vita”, scrive, “la maggior parte delle persone cade in uno stereotipo: mi immaginano con un gruppo di modelle e una bottiglia di champagne millesimato”. E invece saranno le donne vere, quelle del quotidiano, ad essere i pilastri della sua esistenza ed a ispirare l’anima delle sue creazioni: partendo dalla madre Marcella, giovane vedova che dovrà reinventarsi, avviando la sua attività di sarta e decoratrice di tessuti assieme alla figlia Lietta; poi ci sarà il primo matrimonio con Silvanella, che gli darà i due figli maggiori, Cristina e Tommaso; ed infine arriverà Eva, compagna di una vita e madre di Rachele, Daniele e Robert.

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Una vita intensa fatta di grandi passioni e grandi sfide, qualche caduta e molta tenacia. Dalla balbuzie alle bocciature scolastiche, dagli studi all’Istituto d’arte ai primi successi lavorativi, fino quella famosa Ferrari bianca grazie a cui incontrerà Mario Valentino. Da lì la scalata verso un mondo fatto di lustrini, opulenza, ville e yacht, ma anche di grande lavoro. Il resto, come si sul dire, ha fatto Storia.

Alle celebrità e alle modelle dedica solo pochi accenni: “Eva Herzigova ai primi casting…bellissima, leggermente abbondante, ma incredibilmente sexy”, o Naomi “l’interprete più fashion e divina della moda”, ma già agli esordi “intrattabile”.

Eva and Roberto Cavalli@ the Just Me presentation  (2)

Un memoir ricco di aneddoti ed episodi di vita che illuminano un lato nascosto dello stilista toscano a cui non eravamo abituati.

Non un elenco di sfilate, top model e collaborazioni con le star di Hollywood; si dimenticano il mega processo per evasione fiscale – da cui venne assolto – e le varie paparazzate in compagnia di sgargianti signorine.

Rimane l’uomo, rimangono le sue fragilità e debolezze – con il racconto della depressione e del tentato suicidio. E rimane la Moda: l’innamoramento per i tessuti, il desiderio di sperimentare, il valore dell’artigianalità, il sogno di regalare alle donne un abito “in grado di cambiarti la vita, perché questo fanno gli abiti più belli: possono cambiarti la vita”.
Ma, avvisa, “non chiamatemi stilista, perché non sono mai stato in grado di disegnare una silhouette”. Lui preferisce “trasformista di tessuti”.

Virginia Grassi

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“Just me” di Roberto Cavalli, Mondadori, pp. 289


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