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Musica

Non di solo ritmo vive la pedagogia

Daniel Seminara
3 settembre 2013

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Nelle scorse settimane ha destato molto clamore l’affermazione di Giovanni Allevi, il quale sostiene che una Sinfonia di Beethoven possa risultare noiosa all’ascolto di un bambino per la mancanza di ritmo nella musica e che, ad esempio, un brano di Jovanotti sia molto più appetibile al pubblico giovanile. Ora, se l’affermazione di Allevi denota una scarsa conoscenza della musica di Beethoven, il messaggio lanciato è molto forte: la musica classica risulta spesso poco apprezzata dai giovani. Come riuscire a mettere dunque insieme un quartetto e un pubblico di ragazzi senza che questi si addormentino?

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Proporre la musica con un intento pedagogico e formativo è stato uno degli obiettivi di Saiten Sprung, letteralmente “salto di corda”, festival che si è tenuto a Liestal, capoluogo del cantone svizzero del circondario di Basilea. Il festival si è articolato in due giorni di concerti e incontri con gli artisti negli scorsi 31 agosto e 1 settembre. La prima giornata si è aperta con alcune esibizioni di giovani musicisti nei luoghi principali della città, in una sorta di evento-off a promozione del festival. Nel pomeriggio si è svolto l’incontro coi musicisti dell’Ensemble La Volta. Il gruppo nasce nel lontano 1984 su iniziativa di Jürgen Hübscher, liutista specializzato nella musica antica, il quale propone un repertorio che spazia dalla musica barocca a quella popolare brasiliana, alternando una grande varietà di strumenti e di generi. I componenti  dell’Ensemble sono ragazzi dagli 8 ai 16 anni e rappresentano una vera peculiarità nel genere.

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Durante l’incontro i ragazzi hanno mostrato alcune delle tecniche di lavoro che utilizzano per apprendere e fare proprie strutture ritmiche e melodiche complicate, tipiche della musica popolare. Nel concerto che si è tenuto successivamente si è potuta verificare con mano l’efficacia del metodo didattico: il gruppo suonava con rara maestria, coinvolgendo attivamente il pubblico più e meno giovane e spaziando dalla musica popolare brasiliana a quella polacca, passando per brani di musica rinascimentale e barocca. È evidente dunque che non il solo buon Jovanotti possiede ritmo.
Se la prima giornata ha visto come protagonista la musica di gruppo, nella seconda è lo strumento solista ad essere stato collocato al centro dell’attenzione, con Andreas Von Wangenheim. Chitarrista tedesco, ma ormai da tempo residente a Lucerna, Von Wangenheim è un musicista poliedrico che, oltre al repertorio classico, ha sviluppato interessi nell’ambito dell’improvvisazione, del jazz e della musica popolare. Von Wangenheim ha inoltre realizzato musica per film, che gli ha permesso di ottenere importanti premi e riconoscimenti. Il programma della giornata prevedeva un incontro aperto con Von Wangenheim, nel quale si è discussa una panoramica del mondo della chitarra, e a seguire il concerto vero e proprio, dove il chitarrista ha mostrato la sua abilità spaziando da Bach a Tansman e a Piazzolla inframmezzando con musica venezuelana.

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Alla fine si dimostra quindi che il problema non dipende dalla musica di Beethoven piuttosto che da quella di Jovanotti, bensì che una buona e coinvolgente proposta può essere agevolmente compresa e condivisa da tutti.

Daniel Seminara


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