Musica

Non è musica da strada

Daniel Seminara
18 febbraio 2013

Opera americana in due atti: è un sottotitolo, ma non solo. È il nuovo mondo che Kurt Weill apre con Street Scene, andata in scena dal 9 al 13 febbraio scorsi alla Musikhochschule di Hannover. Street Scene è l’apice del progetto Klang Raum New York, che lungo tutto l’arco dell’anno offre concerti e conferenze che hanno per tema la grande metropoli americana.
Kurt Weill, la cui prima produzione si colloca nel filone della Nuova Oggettività, viene ricordato per il sodalizio artistico con Bertolt Brecht, che porta alla luce capolavori come L’opera da tre soldi e Ascesa e rovina della città di Mahagonny. Costretto all’esilio dall’avvento del nazismo approda, dopo un soggiorno a Parigi, negli Stati Uniti. È qui che Weill elabora la sua poetica musicale, proponendo un’arte che possa incontrare e avvicinarsi al grande pubblico e nella quale questi possa più sinceramente riconoscersi. Da qui, per esempio, il grande utilizzo nella sua musica delle forme del jazz.

L’opera americana rappresenta il traguardo di questa poetica. Weill rifugge la tradizione melodrammatica europea dove è la musica a farla da padrona sovrastando e oscurando spesso il testo. Egli cerca di mediare con una forma aperta in cui canto e recitazione si possano incontrare e dove la musica si fonda in un tutt’uno con la parola, arrivando, come nel teatro della Grecia antica, a un messaggio più alto. Street Scene è l’archetipo di questo ideale ed è l’anello di congiunzione tra l’opera europea e il musical statunitense.

Il libretto è tratto da un’opera di Elmer Rice e mostra uno spaccato di vita quotidiana della Manhattan popolare, dove si incrociano le storie di Rose, una ragazza adolescente, e di sua madre Anna Maurrant. Anna è soggetta alle angherie del marito Frank, ubriacone e molesto, e ha una relazione clandestina con il lattaio. Rose riceve invece le attenzioni del suo capo, ma è innamorata del giovane studente di legge Samuel Kaplan. L’intera vicenda è contornata dai pettegolezzi dei vicini di casa, che commentano malignamente la situazione.
È una scena essenziale quella impiegata dalla regia di Matthias Remus: una cornice di scale esterne che rimanda subito alla mente l’immagine del tipico edificio americano. L’interpretazione è fresca e divertente, e le coreografie contribuiscono a alleggerire e a dare una maggior impronta da musical. Se c’è solo una cosa che fa rimpiangere di non essere in un teatro è l’acustica della sala che promuove la pur ottima orchestra, ricordiamo diretta da Martin Brauß, a discapito delle voci.

In un fluire di avvenimenti, la storia si concluderà con l’uccisione degli amanti colti in flagrante da parte di Frank e dal successivo abbandono del quartiere da parte di una ormai disillusa Rose, che annuncia a Samuel l’impossibilità di un amore.
Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e ben costruito che regala al pubblico una piacevole serata. Altro che musica da strada!

Daniel Seminara
Photo credits: Michael Joos


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