Motori

“Non esiste curva dove non si possa sorpassare”

Davide Stefano
6 maggio 2014

Ayrton_Senna

Esistono due categorie di piloti: alla prima appartengono quanti pagano per correre, alla seconda i talenti puri.

Il 1 maggio 1994, ormai venti anni fa, si è imposto come una data indimenticabile non solo per gli appassionati di F1, ma per una nazione intera, il Brasile, per le persone comuni che hanno sentito almeno una volta le parole, o almeno una intervista, del grande Senna; per tutti quanti hanno osservato un suo solo giro dallo schermo del televisore o hanno ammirato i suoi occhi sotto il casco; per tutti costoro il 1 maggio 1994 non sarà dimenticato perché in quella data, durante il Gran Premio di Imola, moriva Ayrton Senna, uno dei più grandi talenti puri, se non il più grande in assoluto, che si siano mai visti nel circus.

Senna era una persona che mostrava i lampi del proprio talento e anche le ombre, i sentimenti e le paure della propria anima.

Un’altra sua caratteristica era la capacità di non arrendersi mai: era testardo, arrivare prima degli avversari era il suo obiettivo e non lo abbandonava fino alla fine.

Nel GP del Brasile del 1991 ottenne addirittura una vittoria indimenticabile: sotto agli occhi della sua nazione (perché alla fine era diventata realmente sua, era il più amato di tutti) concluse la gara tra lacrime e grida di incontenibile gioia, portando la sua McLaren al traguardo con tutte le marce bloccate tranne la sesta.

I numeri sono chiari e per l’epoca incredibili: 3 mondiali vinti, 41 vittorie e 80 podi, 65 pole position.

Era una persona che passava le notti nei boxe per la messa a punto, che voleva conoscere ogni curva e ogni rettilineo del circuito. Era una persona che correva perché questo sport non era semplicemente un lavoro per lui, bensì la sua stessa vita.

Ayrton era e e sarà sempre una leggenda, fonte ispiratrice per tutti, sia nella vita che in pista.

Davide Stefano


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