Volo a vista

Nostalgia canaglia

staff
15 maggio 2012

Albano non c’entra: posso giurare, senza rischio di essere smentita, che non ho mai comprato un suo disco.
Pero’ devo ammettere che non c’è aggettivo più calzante per descrivere la nostalgia.
E che nel suo essere canaglia sta tutta l’essenza di un sentimento che non è solo umano – sono certa che la mia gatta, felina vulcanica, ha una profonda e miagolante nostalgia della Sicilia in cui è nata – ma che noi umani coloriamo di tante sfumature in più.
Prima di tutto è imprevedibile: tu te la aspetti avvolta di brume autunnali, sottilmente crepuscolare, e invece ti prende di sorpresa sotto il sole di mezzogiorno di una primavera indecisa.
Te ne stai lì sola soletta a un tavolino ad addentare un temaki, mastodonte di Murakami alla mano per leggere in tema, e guardando fuori dalla vetrina un tram che passa lungo corso Sempione travestito da campo di papaveri ti assale la nostalgia n°1: di quando i tram erano color tram, una delle almeno 4 tonalità di color tram che ricordi, ma inequivocabilmente color tram, non coperti di trasferelli giganti allo scopo di farti comprare, viaggiare, provare, guardare, ascoltare una cosa qualsiasi.
Sul fondo della ciotola di miso soup, nascosta in mezzo alle alghe, si annida invece subdola la nostalgia n° 2: di quando a Milano “mangiare” e “giapponese” erano un verbo e un aggettivo associabili al massimo per una decina di persone, eccentrici amanti dell’esotismo gastronomico o viaggiatori appassionati – non Fosco Maraini ma quasi – e per farlo potevi andare solo al sublime Suntori in via Verdi, dopo avere venduto su Ebay un organo vitale per poter pagare il conto.
Le telefonate che ricevo in sequenza a metà del pranzo da mamma e fratello mi renderanno problematica la digestione, lo so, eppure portano con sè la nostalgia n° 3, un modello insidioso, difficile da mandare via più di una macchia di inchiostro sui jeans bianchi: di quando eravamo una famiglia, di quando c’era ancora chi adesso non c’è più, e alcuni di quelli che invece ancora ci sono sembravano frequentabili, e intorno alla tavola a Natale avevamo tutti un’aria felice, e io bambina sognavo che fossimo almeno il doppio – col senno di poi probabilmente intuivo che più grande è la famiglia più si abbassa la percentuale di rischio di ritrovarsi con parecchi parenti avariati.
Dedico la nostalgia n° 4 alla mia amica Anna – perchè al momento del caffè mi ha chiamata pure lei – ma in fondo anche a tutte le altre: è la nostalgia insinuante, quasi gradevole, dell’amicizia complice fra ragazze, della chiacchiera futile (meglio se davanti a un mojito…), della vacanza randagia, del pensiero libero, dell’improvvisazione, che nessun amore, per quanto grande, può o deve sostituire.
La nostalgia n° 5 è quella della leggerezza.
Qui so per certo di essere in buona compagnia, nel senso che magari non tutti la chiamano così, qualcuno nemmeno la riconosce, ma è quella specie di nebbia emotiva che ti avvolge quando ti fermi a considerare per qualche secondo – di più non si regge… – gli ingredienti che qualcuno ha impastato per sfornare la tua vita di oggi: sorprende accorgersi che sono sempre gli stessi – famiglia, amore, amici, lavoro – solo che a cambiare i dosaggi e le combinazioni, aggiungendo anche un pizzico di anni che passano q.b., la torta di oggi risulta spesso pesante e quindi ti abbandoni al ricordo di quando era tutto più facile, di quando la vita sembrava un telefonino Nokia, vivibile senza libretto delle istruzioni, e la colonna sonora potevano scrivertela gli Abba.
La fortuna però ci assiste: la canaglia a volte è piacevole, se si riesce a non farsi prendere la mano, e poi è transitoria, e poi grazie al cielo abbiamo l’ironia.
Esattamente quella che ci ha fatto spendere 40 euro per una T-shirt customized con stampata l’effigie del signore di Cellino San Marco sopra la scritta “Nostalgia canaglia”, e ce lo fa ammettere pubblicamente senza che la vergogna ci sfiori: prometto di indossarla fuori da casa la prima volta che precipito di nuovo in questo mood.

Wendy Maxwell

Wendy Maxwell (non) esiste, ma ha un punto di vista ironico su quello che succede, mentre vola prende appunti e trova spunti, su cui riflette e sorride aspettando la fine del mondo che, se anche poi non arriva, si va avanti già allenati. Osserva curiosa Milano – la città dove (non) vive, dove tutto potrebbe succedere, ci raccontiamo che sta succedendo e magari non succederà mai. Sbircia tutti i particolari, nessuno escluso, osservandoli dall’alto con distaccata eleganza.