Fashion

Novità in passerella: da Burberry a Tom Ford, le sfilate cambiano

Azzurra Bennet
15 febbraio 2016

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Cosa sta accadendo al fashion system? Il mondo delle passerelle non è mai stato così tumultuoso tra cambi di direzione creativa, licenziamenti e modifiche ai tempi di produzione.

Dobbiamo aspettarci un cambiamento radicale nella realizzazione delle sfilate e nella struttura delle varie fashion week; in pratica si sta mettendo in discussione un meccanismo messo in moto più di 50 anni fa: stiamo assistendo a una trasformazione epocale, revolution is in the air.

Possiamo cercare di capire qualcosa di questo garbuglio andando a ricercare le prime avvisaglie di questa trasformazione.

Il primo indizio risale allo scorso autunno, quando i consigli cominciano a mietere vittime tra i direttori creativi di vari marchi del lusso, tra questi possiamo citare Alber Elbaz che viene allontanato da Lanvin, con conseguenti proteste da parte dei dipendenti. Per non parlare dei gossip su altri possibili licenziamenti, tra cui spicca il chiacchieratissimo probabile abbandono di Saint Laurent da parte di Hedi Slimane.

Certo, quando i conti non quadrano e i risultati non sono quelli sperati la prima cosa che fanno le Maison è licenziare lo stilista. Ma è davvero una questione legata a questa figura?

Sembrerebbe infatti che il problema sia più rivolto alla sfera strutturale che a quella creativa, tanto che Diane Von Fustenberg si è rivolta al Boston Consulting Group per definire nuove strategie.

I primi colpevoli da ricercare sono i social media e i loro utenti: infatti chi assiste alle sfilate scatta le foto e condivide subito i contenuti su varie piattaforme come Instagram. Questo share immediato porta alla visione da parte del pubblico di collezioni che dovrebbero arrivare negli store solo qualche mese dopo e fa sì che, invece, i compratori le vogliano subito. Ciò che viene visto dalla massa poco dopo diventa superato .

Va da sé che questo vortice di rapida obsolescenza comporta la necessità di qualcosa come una decina di collezioni all’anno, con tempi di produzione insostenibili, condizione che condurrà inevitabilmente a un break out. Sarà la morte delle sfilate?

Sì, o almeno di come le abbiamo conosciute fin ora.

La soluzione arriva da alcune case di moda che cercano di adeguarsi alle nuove esigenze prima che sia troppo tardi: presentare collezioni post-prodotte sulla passerella, per poi renderle disponibili fin da subito al termine dello show.

Il britannico Burberry si dimostra antesignano e annuncia subito alcune modifiche al proprio processo creativo, produttivo e distributivo; da questa stagione le collezioni uomo e donna del brand sfileranno insieme, integrando gli show che passeranno da quattro a due, a Febbraio e Settembre.

In realtà questo cambiamento “improvviso”, secondo l’art director Christopher Bailey, era nell’aria già da qualche tempo ed è necessario assecondarlo, anche Tom Ford si affretta a seguire il suo esempio e dichiara: «In questo penso che una certa fluidità sia necessaria, per quanto riguarda il modo in cui comunichiamo con il consumatore ».

Ma queste non sono le uniche Maison a cavalcare l’onda del cambiamento: Miuccia Prada sta pensando addirittura di lanciare le proprie collezioni con delle sfilate unisex, Givenchy invece apre le proprie presentazioni al pubblico, rendendo gli show più democratici, e Versace ha puntato tutto sull’istant buy.

Sul versante opposto invece troviamo grandi firme che, come Chanel e Gucci, vogliono aumentare le presentazioni a sei ogni anno.

Non sempre i cambiamenti sono un male, sicuramente sono necessari, ma già sentiamo odore di proteste nostalgiche da parte dei tradizionalisti incalliti…


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