Green

Nucleare a Fukushima: memorie di un’energia

staff
13 aprile 2013

L’11 marzo appena trascorso, approfittando del doloroso anniversario del disastro nucleare causa di oltre 19.000 morti presso la centrale della città di Fukushima, a 240 km a nord della capitale giapponese, Greenpeace ha schierato in oltre venti paesi del mondo attivisti che ribadissero quanto già era stato pronunciato dal sindaco della città stessa: l’energia nucleare, altamente avanzata quanto rischiosa, è inaffidabile.

Da quella triste data il Giappone ha intrapreso una politica di diversificazione delle risorse energetiche nonché di bonifica delle aree contagiate secondo possibilità; tutt’oggi infatti non è ancora possibile un vero e definitivo sgombero delle macerie. Comprendere appieno il dramma di quanto accadde l’11 marzo 2011 è consigliabile; una visita in Giappone grazie a Google Street View vi permetterà di perdere lo sguardo e il cuore nei paesi e nelle città distrutti dalla violenza della doppia calamità sisma-tsunami.

La devastante scossa della durata di tre interminabili minuti con la quale il territorio giapponese venne messo a dura prova è stata classificata dall’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale giapponese di livello 7, pari quindi al disastro di Cernobyl. L’epicentro del terremoto di magnitudo 9 su scala Richter fu registrato a 373 km dalla terraferma, al largo delle coste di Tohoku, a nord-est di Tokyo. La sua potenza insolente, scaturita da una profondità di 25 km, generò lo tsunami che, riversandosi sulla costa orientale con la violenza di onde alte fino ai 14 metri, diede vita al blackout scatenante il disastro nucleare che umiliò la popolazione nipponica e il suo temperamento di combattente samurai. L’esplosione avvenne nel cuore del reattore uno rilasciando gas radioattivi e idrogeno finiti poi nella cupola di contenimento del secondo reattore. Non riuscendo più a contenere il surriscaldamento creatosi all’interno, i primi due reattori esplosero; per evitare nuove esplosioni e tentare di raffreddare i reattori tre e quattro, i tecnici e gli scienziati decisero di utilizzare l’acqua del mare dando vita inevitabilmente ad un ulteriore disastro naturale di cui ambiente e popolazione risentono ancora.

Le conseguenze più drammatiche interessano anziani e neonati: l’incremento di morti precoci e di nuovi nati malati di handicap di svariate entità, nonché la distruzione permanente di magnifici scenari, mostrano il prezzo che la bramosia umana deve pagare a discapito di innocenti. Sono oltre quattrocento le centrali nucleari al mondo e solamente Germania e Svizzera, dopo il disastro di Fukushima, hanno deciso di abbandonare la via del nucleare.

Lucia Marelli

Fonti:
www.lescienze.it
www.youtube.com/user/RAiscienze


Potrebbe interessarti anche