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Nuove declinazioni del lusso

Marisa Gorza
29 ottobre 2013

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Ne discutiamo spesso, ma abbiamo mai riflettuto su cosa sia mai il lusso? Difficile darne una definizione senza perdere qualche sfaccettatura al suo carattere complesso e misterioso! Certo elencando parole quali eccellenza, fasto, gala, magnificenza, prestigio… ci avviciniamo alla sua accezione. Tuttavia il lusso, o meglio la sua percezione, pare corrisponda ad un grado di perfezione di un bene tale da essere avvertito all’unisono dai nostri cinque sensi. Coordinati però da un sesto senso: quello psicologico, in armonia con la cultura e il momento storico.
Cent’anni fa, il XX secolo si apriva sul mondo occidentale all’insegna delle dispendiose follie de “la belle époque”, lusso per gli happy few, cioè quei pochi privilegiati appartenenti all’alta società. Il XXI evo offre uno scenario radicalmente diverso poiché ora il “lusso”, o ciò che è ritenuto tale, è alla portata di minoranze così corpose da divenire quasi indistinte dalla maggioranza.

Un’analisi piuttosto dettagliata riguardante i beni più ambiti è declinata dalla giornalista Dana Thomas nel suo “Deluxe. Come i grandi marchi hanno spento il lusso” (ed. DeAgostini). Già il titolo la dice lunga riguardo a come la produzione, gestita da grandi gruppi internazionali, sia concentrata sulla crescita del profitto invece che sulla custodia dell’heritage di storiche firme della moda. Questo profitto “gonfiato” arriverebbe dal middle market, da consumatori non ricchi, ma disposti a spendere interi stipendi pur di possedere un capo d’abbigliamento o un accessorio (più abbordabile) griffato. Capita così che la borsa esclusiva, il must di stagione che tutte vogliono, sia realizzato in Oriente a costo bassissimo. Perfino alcuni celebri profumi vengono diluiti e poi venduti comunque a peso d’oro, mentre super campagne pubblicitarie incidono sul prezzo più della vera qualità. Dana Thomas squarcia il velo che avvolge il mondo patinato “deluxe” per rivelare un quadro realistico.

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Lusso umanistico
Il lusso ha perso, o no, il suo splendore? Non sempre, per fortuna. Non a caso abbiamo scelto come esempio l’impresa fondata nel 1985 da Brunello Cucinelli, l’imprenditore umbro, ormai famoso ovunque per le collezioni in purissimo cashmere. La sua filosofia aziendale si basa su un fine che va oltre il profitto, ritenendo importante reinvestire per migliorare la vita di chi lavora e per valorizzare e recuperare patrimoni artistici. L’impresa conta ora settecento dipendenti interni e un indotto di circa mille collaboratori esterni. Annovera sessanta negozi monomarca e molti “shop in shop” in ogni grande del globo.

Signor Cucinelli, la filosofia umanistica è conciliabile con gli obiettivi di un’azienda capitalistica all’avanguardia?
“La creazione del profitto è congenita al tipo di attività, però il denaro riveste un vero valore solo quando è speso per migliorare l’esistenza e la crescita dell’uomo…”

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Glamour quotidiano
La creatività in questa atmosfera non può che trarne vantaggio. Ne vediamo un saggio con le calde e suggestive proposte per l’inverno alle porte.
Il lusso tradizionale e artigianale si esprime sempre più attraverso l’apporto high tech, tanto che il mondo glam si incontra armoniosamente con quello quotidiano e sportivo. Rassicurante e accogliente, la maglieria di Brunello Cucinelli, declinata al femminile, è un mix and match di filati in cashmere con effetti laminati, cardati, bouclé. Punti e intrecci handmade si alternano in jacquard ritmati da tonalità profonde, cioè i marroni ramati, il grigio antracite e il verde brughiera. La giacca in classica drapperia, ha forme rigorose in contrasto con gli abiti e le gonne fluide in rasi e crêpe di seta. Anche nelle proposte al maschile la maglieria è il cuore dello stile Cucinelli per vestire un uomo romantico e sognatore e tuttavia con i piedi per terra (ma non assomiglia al suo demiurgo?). Cardigan a grosse trecce, maglioni a collo alto nei colori richiamati ai vigneti: barbera, passito, vinaccia e poi grigio piombo e lignite in un corposo tricot, a volte foderato e imbottito di piume per funzioni outdoor. Da alternare ai parka multi tasche in panno di lana cashmere.
L’abito in tessuti pettinati o in flanella inglese è reso attuale dal fit asciutto. Giacche in quadrettati British e overcheck colorati sono abbinati a pantaloni dalla vestibilità slim o basic. Un insieme dalla forte italianità, ma che attraversa l’Europa e va oltre il Vecchio Mondo alla ricerca di nuovi mix. Questo è lusso destinato a durare nel tempo e, manco a dirlo, è… autentico.

Denim loves silk jeans Bocchese 1908

Luxury jeans
Cari vecchi jeans, sulla cresta dell’onda da almeno 150 anni! Quando la robusta tela che arrivava da Genova (Gênes: da qui la nota etimologia) veniva utilizzata in America per pratici abiti da lavoro. I primi pantaloni jeans cinque tasche furono indossati da workmen, minatori e mandriani dei ranch. E poi via con l’epopea dei cow boy protagonisti dei mitici film western, seguiti dai ribelli alla James Dean e dai rocker sull’onda di Elvis Presley. Divisa contestataria, simbolo di anticonformismo e di un mondo eversivo, il tessuto blue denim ha assunto le valenze modaiole di uno chic sexy e grintoso. Ora è oggetto di studio e ricerca da parte di tessutai molto avanti, che lo fanno risplendere di una luce luxury con un contenuto vero.
Il Setificio Bocchese votato alla ricerca e all’innovazione ecologica, lancia nuove trame che vedono l’intreccio della seta con altre fibre nobili per realizzare un tipo di denim non solo casual, ma con un sofisticato allure, esclusivamente made in Italy. “Denim loves silk”, così si chiama il nuovo prodotto, promette e mantiene una grande performance modellante e un fit eccezionale. Ma l’ulteriore novità è il filo d’oro che ribatte e ricama le cuciture del denim di seta come nell’antica usanza giapponese del Kintsugi. Un filo che valorizza ulteriormente la trama, mentre si mantengono intatte le caratteristiche di tessuto confortevole e easy care. Perché anche la praticità è lusso.

PRESTIGE collcetion Orient ExpressDupont

Mito su rotaie&mito da scrittura
Inaugurato nel 1883 con il nome “Express d’Orient”, il favoloso convoglio collegava Parigi a Costantinopoli, servendo diverse capitali europee lungo il tragitto. Emblema della rivoluzione industriale, diventava pure simbolo di romantica libertà. “Il treno dei re, il re dei treni” come fu chiamato negli anni Venti, ha ispirato il genio di tanti scrittori, da Agatha Christie a Paul Valéry ed è stato utilizzato come scenario per diversi film. Dal momento in cui nel 1872 S.T. Dupont aprì il suo atelier, realizzò spesso prestigiosi accessori per le personalità di spicco dell’epoca e che probabilmente viaggiavano sulle carrozza promettenti brivido e avventura. La storia e il prestigio dei due lussuosi brand si ritrovano oggi riuniti nell’eccezionale set di scrittura “S.T. Dupond Orient Express” che rappresenta il mitico treno e un accendino esclusivo. Il tutto in lacca blu e bianca con finiture in oro bianco massiccio. Un concentrato di incontestate, sontuose emozioni e qualità.

Marisa Gorza


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