Fitness & Wellness

Obesità, un male moderno

Alessio Rinelli
14 ottobre 2013

obesità

Le difficoltà fisiche mutano assecondando gli sviluppi storici e culturali. Gli stili di vita determinano in modo radicale l’atteggiamento umano nei confronti dello sport e dell’alimentazione, i due ambiti fondamentali per il controllo del peso.
Che sotto questo profilo l’obesità sia il “male” moderno non vi è dubbio. É necessario tuttavia passare da una semplice constatazione del dato di fatto ad una analisi genealogica della problematica, per ravvisare le origini psicologiche e culturali del problema, nonché per tentare ipotesi risolutive. La dimensione ampia e collettiva della diffusione dell’obesità impone un ripensamento di categorie interpretative ormai consunte e pone la questione in termini politici, nel senso primario di connessione alla vita aggregata comunitaria.
I richi dell’obesità sono noti, ma è sempre bene ribadirli, anche per evidenziare la componente psicologica: “L’aumento di peso eccessivo peggiora la qualità della vita e la stima di noi stessi, oltre a darci complicazioni a livello di salute.” – spiega lo psicoterapeuta Giovanni Porta – “Per uscirne occorre capire che la soddisfazione dei propri bisogni emotivi non passa solo dalla tavola. Non è facile, ma riconoscere il problema è il primo passo per iniziare a stare meglio.”
In Italia la situazione non è delle migliori. Gli obesi del Belpaese corrispondono al 10,1% della popolazione (secondo dei dati Istat del 2009), cioè a quasi 6 milioni di persone. C’è una percentuale di obesità lievemente maggiore negli uomini che nelle donne (11,1 % vs 9,2%).
La dipendenza da cibo è spesso collegata a difficoltà psicologiche: stress, difficoltà esistenziali, problemi relazionali possono indurre alcuni soggetti a interpretare in via esclusivamente alimentare i propri bisogni. Le emozioni ed il disagio si convertono in una fame insaziabile, generatrice di vite cariche di insoddisfazione. Come combattere allora in modo efficace tale vera e propria malattia?
Un parere scientifico ci viene da Giovanni Porta: “Il primo passo per rompere questo circolo vizioso è aiutare la persona obesa a entrare in contatto con le proprie emozioni e sensazioni, e aiutarla a riscoprire che la soddisfazione dei suoi bisogni non passa necessariamente attraverso il cibo. Le emozioni sono come le spie che si accendono sul cruscotto dell’auto mentre stiamo guidando, e ognuna di esse indica una necessità. Imparare a riconoscere e soddisfare le proprie esigenze emotive ed affettive è un pre-requisito importante per mantenere elevato il livello di motivazione necessario a conseguire il dimagrimento. Sostenere una persona con bassa autostima significa aiutarla a compiere le azioni che ritiene buone per sé: nel caso dell’obeso, dimagrire. Man mano che la persona acquista un senso di auto-efficacia, che cioè inizia a veder ripagati i propri sforzi, sarà sempre meno difficoltoso mantenersi motivata, e lo stesso processo virtuoso potrà essere esportato ad altri ambiti della propria vita, tanto da effettuare finalmente quelle conquiste socio-relazionali da tanto tempo sognate”.

Alessio Rinelli