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Interviste

Occupazione femminile, genitorialità e welfare: intervista a Alessia Mosca

Virginia Francesca Grassi
21 ottobre 2013

Alessia Mosca

Occupazione femminile, genitorialità, welfare e uno sguardo al futuro: una chiacchierata con Alessia Mosca, rieletta alla Camera dei Deputati, dove è capogruppo Pd nella Commissione Politiche europee.

Nel corso della sua carriera lei si è sempre interessata al ruolo delle donne nel nostro Paese e alla parificazione delle opportunità e dei diritti tra i generi. Cosa vuole dire essere una donna che fa politica oggi?
Vuol dire, nella mia personale esperienza, essere costantemente impegnata su due fronti. Da una parte c’è l’azione e l’intervento sugli argomenti che seguo e per i quali ho competenze: dalle politiche europee all’innovazione, al lavoro. Dall’altra parte, però, sento forte la responsabilità di agire per cambiare la condizione della donna sotto tanti punti di vista, per cui in tutto il mio lavoro di parlamentare cerco sempre di tenere a mente “l’impatto di genere”: come un determinato provvedimento può affiancare al suo obiettivo principale quello di avvicinarsi sempre un po’ di più a una reale equità di genere. Un esempio concreto è la legge “Controesodo” sul rientro dei talenti: gli incentivi per le donne rientrate erano maggiori rispetto a quelli previsti per gli uomini, proprio per cercare di sostenere l’aumento dell’occupazione femminile.

Il cammino delle donne in Italia è da sempre pieno di ostacoli. Qual è la situazione oggi in Italia e quale l’importanza della controversa legge sulle quote rosa nei consigli di amministrazione di cui lei è firmataria?
La situazione, purtroppo, è ancora fortemente squilibrata, sotto tanti punti di vista. L’accesso al lavoro, la retribuzione, la gestione del lavoro di cura familiare: sono sempre le donne a fare maggiori sacrifici e a pagare il prezzo più alto. Quando ho presentato la proposta di legge che poi sarebbe diventata l’attuale legge n. 120/2011 avevo in mente un doppio risultato: ovviamente quello quantitativo, l’aumento delle donne in posizione di vertice nelle società pubbliche e private, ma anche uno più profondo e a lungo periodo. Sono infatti convinta che il modello di leadership femminile possa produrre modifiche sostanziali nella gestione aziendale, che miglioreranno la vita di tutte le donne dipendenti dell’azienda stessa. Avere più donne nei consigli di amministrazione, dunque, non sarà solo positivo perché finalmente permetterà alle donne competenti e meritevoli di ricoprire il ruolo che spetterebbe loro di diritto ma anche perché produrrà effetti a cascata sulla gestione aziendale complessiva. Oltre a creare modelli di ruolo importanti come punti di riferimento per le giovani donne che ci osservano e a cui deve essere mostrato che nessun lavoro e nessun settore deve essere loro precluso.

continua…

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