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Ogni riferimento è puramente casuale!

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8 marzo 2011


Mio malgrado son dovuta ritornare a casa.
Ho lasciato la perfetta Milano e sono ripiombata in quel di casa mia (Rutigliano: ridente …mica tanto!… cittadina in quel di Bari) perché devo adempiere ai miei compiti da studentessa.
Quindi, abbandonando lustrini e paillettes, sono ricominciate le mie giornate in tuta, a casa e in jeans, in biblioteca!
Che dire? Tristezza, tanta tristezza. Linguistica (l’esame che sto studiando), tanta Linguistica.
Le mie giornate scorrevano monotone fino a che, sabato pomeriggio, decisi, chiudendo momentaneamente i libri, di farmi carina e di uscire per una passeggiata che aveva come unico fine quello di restituirmi alla vita, guardando qualche bella vetrina primaverile, considerando che sono in cerca di cose nuove da acquistare.
Immaginavo già colori, tanto bianco, vestitini estivi e fantastiche borse nuove, almeno da guardare!
Ed infatti le mie speranze non sono state disilluse. Ecco il negozio perfetto.
Ha tutto quello che io desidererei possedere nel mio armadio.
Ma ha un unico grande problema, che mediamente fa si che io compri le stesse cose che hanno loro, ma da altri negozi: le commesse sono antipatiche, assolutamente saccenti (e voglio dire… fai la commessa, con tutto il rispetto, non ti stai laureando in astrofisica!).
Mi avvicino alla loro vetrina, piena di speranze, guardo tutti quei bellissimi manichini, guardo la nuova collezione di Givenchy, di Jil Sander, di Chloè.. e tutto mi sembra perfetto.
Finchè non arrivano loro: le arpie vestite di tutto punto (e ci mancherebbe, hanno il trenta percento di sconto sugli abiti del negozio, altrimenti col cavolo che potrebbero permettersi di andare in giro con le ballerine di Marc Jacobs!)
Suono, con un po’ di timore (sì, perché loro ti incutono timore). Loro, da lontano, mi aprono e finalmente entro.
Attraverso un lungo corridoio pieno di vestiti fantastici con tanti manichini che, come facevano con Becky, mi sorridono.
I miei occhi “ si illuminano d’immenso” ma poi arriva lei.
Si avvicina vestita completamente di nero, con quei capelli lunghi “alla Mortisia” e, senza accennare neanche ad un sorriso di FINTA CORTESIA, mi dice: “Cosa cerchi?”.
Le vorrei rispondere con tutta me stessa: “Sicuramente non te, grazie!”.
Rinuncio a questa pronuncia intenzionale e le dico: ”Voglio dare uno sguardo!”
E qui inizia il BARATRO. Perché tu, potenziale cliente, in quel negozio non puoi guardare e ti spiego anche il perché.
La loro cliente ideale, e vi assicuro che galline di quel genere ce ne sono in abbondanza, deve entrare e, come un manichino privo di qualsiasi personalità, deve LASCIARSI VESTIRE da loro.
Perché loro sanno cosa metterti addosso. Loro sanno cosa ti sta meglio e loro sanno anche come farti indossare i loro abiti (testuali parole) “PER ESSERE PIU’ GIUSTA”.
Ed è a questo punto che, mediamente, inizia a salirmi il sangue al cervello perché
1. Io so cosa mi sta meglio e cosa no
2. Io so cosa mi piace e cosa no
3. Io e quei quattro neuroni che vagano nel mio cervello, siamo in grado di decidere se una maglietta mi piace oppure no e
4. Io sono già GIUSTISSIMA nella vita senza la tua camicia di Diane Von Furstenberg!
Chiudendo la digressione, continuo col raccontarvi quello che è accaduto sabato pomeriggio.
Dopo lo scambio di battute al vetriolo tra me e la commessa-Mortisia inizio, cercando di essere il più serafica possibile, a guardare tutto ciò che è appeso alle parenti scegliendo quello che ho intenzione di indossare.
Opto per una camicia appesa nella parte sinistra del negozio e per un pantalone, appeso nella parte destra del negozio.
E NO, NON PUOI FARLO. Perché se tu scegli un pantalone sanno loro quale maglietta abbinarti su,
TU, povera potenziale acquirente, NON SEI NELLA POSIZIONE DI POTER SCEGLIERE.
E va sempre a finire che, malgrado io trovi quello che mi piace, decida di andarlo a cercare in un altro negozio e comprarlo di lì, perché io voglio uscire dalla boutique felice dei miei nuovi acquisti, con il portafoglio magari più leggero, ma con il sorriso sulle labbra e invece loro fanno sì che tu esca da quel posto con in testa un unico e solo pensiero: “accoppare quella insulsa e smorfiosa commessa”.
Perché, loro magari non lo sanno, ma per gestire una boutique bisogna essere accomodanti, simpatiche, disponibili e gentili anche considerando che nel mercato attuale esiste una cosa chiamata CONCORRENZA che non consiste solo nell’avere i prezzi più bassi, ma nell’avere anche una commessa in grado di mettere a proprio agio l’acquirente senza indurlo alla fuga dopo due minuti dall’entrata nel negozio!

St.efania