Olimpiadi 2014: la “fiaccola di Putin”, la più fredda di sempre

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo
10 febbraio 2014

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Le olimpiadi invernali 2014 nella russa Sochi si svegliano tra critiche, proteste e allarmi terrorismo. Dopo gli attentati di Volgograd e nel Daghestan, è stata la Turchia a bloccare un attacco,  fermando un aereo diretto in Russia.

L’allarme terrorismo rimane comunque alto  e il pericolo è che sugli aerei diretti a Sochi possano imbarcarsi terroristi associati a gruppi caucasici del fondamentalismo islamico. Alcuni dei provvedimenti presi sono il rafforzamento della  security e il divieto totale di portare liquidi sui voli U.S.A. – Russia.

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Tuttavia le news riguardanti queste Olimpiadi non finiscono di certo qui. Dopo che il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, aveva apertamente criticato le leggi anti-gay approvate dalla Duma(la camera bassa del parlamento russo), molti si erano organizzati per protestare e boicottare in maniera pacifica le Olimpiadi “firmate Putin”, per l’organizzazione delle quali sono stati spesi oltre 50 miliardi di euro. 
“Il mondo si sollevi contro gli attacchi ai gay”, sono state le paorole di Ban Ki-moon alla vigilia dell’apertura dei giochi invernali.

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Per chi non lo ricordasse, la Duma circa un anno fa ha approvato, con una maggioranza schiacciante, una legge che vieta e punisce la promozione di “orientamenti sessuali non tradizionali” verso i minori di 18 anni. Ciò implica il divieto di baciarsi in pubblico e di professarsi omosessuale, lasciando al giudice la possibilità di ricorrere a sanzioni (sino a 15 mila euro)  e/o all’incarcerazione qualora lo ritenesse necessario.

I primi risultati? L’11 giugno 2013 a Mosca un gruppo di persone che protestava contro la legge è stato aggredito di fronte al parlamento. La polizia non è intervenuta per fermare gli aggressori, ma ha arrestato alcuni manifestanti.

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A noi potrà sembrare una mostruosità, ma è da considerare che, secondo la più autorevole agenzia di sondaggi del paese, il 65% dei russi è d’accordo con la decisione del parlamento e i due terzi della popolazione è convinta che l’omosessualità sia una vera e propria malattia. Che questa idea sia sbagliata e medievale è opinione, per fortuna, diffusissima nei Paesi occidentali; tuttavia non si può non rispettare la decisione di un popolo, seppur considerandola retrograda. Spesso nei Paesi più sviluppati le minoranze etniche e politiche riescono a imporsi alle maggioranze, ma questo in Russia non accade. La risposta di Putin a Ban Ki-moon non si è fatta aspettare e, oltre che fredda, si è rivelata più che razionale: «Fare propaganda politica durante un evento sportivo è contrario alla Carta olimpica e alla legge russa».

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E come un abile scacchiere, il presidente è riuscito ad anticipare e prevenire, talora ridicolizzandole, molte delle proteste avvenute dall’inizio delle Olimpiadi. È il caso degli atleti tedeschi, che han sfilato indossando tute di color arcobaleno, simbolo delle comunità omosessuali. La risposta è stata quella di far sfilare la propria nazionale con il sottofondo musicale di una canzone delle Tatu, celebre duo femminile, ricordato soprattutto perché le due cantanti sono apertamente lesbiche.

La politica occidentale invece ha risposto boicottando la propria presenza a Sochi. Il capo di stato tedesco in primis  ha dichiarato che non avrebbe presenziato ai giochi invernali, seguito da Hollande, Obama, la presidentessa Lituana e molte altre figure di rilievo di molti Paesi e istituzioni internazionali. Il nostro presidente del consiglio, Enrico Letta, non è uno di questi.

Davide Alessandro Giannattasio Fanigliulo