Il mio punto di vista

Oman, l’ottavo Emirato?

Gabriella Magnoni Dompé
7 novembre 2012

Visto e considerato che mi sono già dilungata su Dubai e degli Emirati, vero tesoro del Medio Oriente, oggi vorrei parlarvi di quello che a mio parere rappresenta un esempio vincente di cui ancora poco si parla e ancor meno si conosce: il misterioso, scarsamente nominato e ancor più, per molti, nebuloso, Oman.

E’ questa una perla di bellezza naturale, ma soprattutto un esempio di caparbietà, di lungimiranza e di successo, una vera e propria “business idea”, studiata e messa a tavolino grazie al Sultano Qaaboos Bin Said al Said.
Appena atterrata a Muscat – in un contesto che tanto mi ricorda la Sardegna selvaggia dei mitici anni che furono – si percepisce subito di essere al centro di una fucina di idee, di creatività, di passione; un ponte verso il futuro, verso una grande e totale integrazione che lascia sbalordito l’occhio occidentale. Qui, anche la religione Cattolica è tollerata e, insieme alla nostra, tanti altri Credo.

Partita da una piovigginosa Europa, un po’ comatosa e molto acciaccata, dopo una nottata trascorsa in aereo, l’effetto non può che essere più stridente: un cielo azzurro cobalto e una distesa di bianco abbagliante mi accolgono. Mi sento totalmente impreparata a questa realtà così diversa da ciò che mi aspettavo.
Il mio grande amore e la mia stima per gli Emirati Arabi viene qui ad essere ancora più accentuata nei confronti di un popolo poco numeroso ed elegantissimo, proiettato con ogni sua forza verso una dirompente internazionalità. L’attuale Sultano è un uomo di straordinaria capacità e di visione ampissima. Amato dal suo popolo, non venerato come per tradizione, ma stimato per i suoi meriti, è colui che abbina la ristrutturazione degli splendidi castelli dell’interno omanita alla realizzazione di nuovi quartieri popolari – che di popolare hanno davvero ben poco – da lui donati ai suoi concittadini.

In Oman non esistono tasse, esiste un PIL al di là della norma che permette la ridistribuzione del surplus tra i fortunati abitanti. Due milioni di persone native hanno richiamato un milione di immigrati, come forza lavoro aggiuntiva per la realizzazione del nuovo Oman.
In ogni dove scorgo centinaia di persone impiegate nella costruzione di nuovi edifici, di nuovi quartieri residenziali e finanziari, nella creazione e nel mantenimento di strade dove le vecchie rotonde sono state rimosse per rendere la circolazione più veloce e più fruibile, come su moderne “autostrade cittadine”. Il deserto ha ceduto il posto a splendide aiuole fiorite e a stupefacenti giardini.

Gli alberghi più belli – lo Shangri La, The Chedi, l’Al Bustan Palace – si affacciano su insenature e fiordi naturali di una bellezza da togliere il fiato. Nuove marine stanno sorgendo ovunque, per la gioia dei turisti amanti della pesca e delle escursioni. Ma il vero cuore dell’Oman batte altrove.

Incredibilmente, addentrandosi nel meraviglioso deserto che tanto ricorda i luoghi della Bibbia e dei tradizionali presepi, anziché incontrare il nulla incontriamo il nocciolo di questo straordinario Paese. Le città sorgono, come sempre sono sorte, in prossimità delle oasi naturali e compaiono improvvisamente dal nulla, veri e propri miraggi. Procedendo lungo il deserto stesso si ha l’impressione di essere su un’affollata highway, dove autotrasporti carichi di ogni tipo di merce corrono veloci come se si trattasse di procedere lungo le famose strade americane.

L’impressione è più che strana, e lo è ancor più realizzare che non è impressione ma una vera e propria realtà. Le ricchezze di questo Stato sono proprio qui, nel deserto, ed è proprio qui che la vita economica sta crescendo. Risorse sterminate di petrolio, gas naturale, marmo e ferro fanno di questo angolo nascosto di mondo una vera grotta delle meraviglie. Guardando fuori dal finestrino ho l’impressione di trovarmi nei pressi delle cave di Massa Carrara.
Squarci di bianco latteo solcano i pendii di montagne brulle ed apparentemente poverissime, ovunque si scorgono nuove costruzioni dalle linee tradizionali, ma evidentemente proiettate verso la più moderna architettura. E in mezzo a tutto ciò, le gemme della tradizione: i castelli, i fortini, il sistema di irrigazione che nei secoli ha saputo trasformare le asperità del deserto nel centro propulsore di questa strana, incantata terra.

Voglio ritornare al più presto in Oman: so benissimo che lo troverò in pochi mesi totalmente trasformato. Qui non si aspetta il futuro, questo è il futuro, un futuro agognato, afferrato, interiorizzato, reso proprio. Un futuro che viene creato giorno dopo giorno, con una velocità a noi ormai sconosciuta e con un’enfasi da cui sicuramente prendere ispirazione.

Gabriella Magnoni Dompé