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Ondina Valla: prima donna d’oro alle Olimpiadi, a Milano sarà una via

Riccardo Signori
21 ottobre 2016
Ondina Valla

Ondina Valla

Chi fu Ondina Valla? La prima medaglia d’oro olimpica femminile dello sport italiano. Certo, rischiamo di perderci nei tempi dei tempi. Ma quelle Olimpiadi, Berlino 1936, sono difficili da dimenticare. Bandiere che il tempo non ha cancellato, una Olimpiade nel grembo del nazismo, il culto della razza, Jesse Owens che fa raccolta di ori e si gioca la partita vincente dei neri, un mondo di valori sportivi che cerca di tener testa ai valori del nazismo. C’era anche Helene Maier, fiorettista di origine ebrea transfuga negli Stati Uniti, riaccolta per  gareggiare nella Germania di Hitler. Una sorta di armistizio in nome di una reciproca convenienza: lei ritrovò, per una volta, i genitori. Hitler si gloriò di una medaglia in più: un argento nel fioretto che Helene accolse con il saluto romano.
In questo contesto Ondina fu la donna italiana che illuminò la nostra storia olimpica, conquistando l’oro negli 80 ostacoli. Sono passati 80 anni, come ne sono passati 100 dalla nascita della Valla, bolognese di origine, e dieci dalla morte. Ondina in realtà era Trebisonda. Il papà, innamorato della città turca, non le fece proprio un favore battezzandola: nome certo indimenticabile, ma dagli effetti contrastanti. Poi, nel 1930, da un’idea giornalistica acquisita, e messa in pratica, da Marina Zanetti, capitana della rappresentativa nazionale femminile, ne uscì Ondina: carta d’identità più facile ed anche più acchiappante ai fini giornalistici.
Perché parlarne ora? A Milano la storia di Ondina è stata riproposta in un monologo teatrale “Ondina Valla. Oltre ogni ostacolo”, per testo e regia di Lisa Capaccioli, e la felice interpretazione di Lorenza Fantoni. Andrea Bienati, professore di storia e didattica della Shoah, ha introdotto l’argomento riportandoci a quei tempi (lo spettacolo è stato presentato al centro culturale Asteria).

Jesse Owens

Jesse Owens

La storia di Ondina ci ripropone una certa Italia, un’idea di sport molto lontana da quella odierna, i primi passi delle donne nello sport. Ondina è stata campionessa di buon valore, detentrice di numerosi titoli nazionali, capace di dividersi tra salto in alto, corsa ad ostacoli, corsa sul piano. Nel suo curriculum figurano 36 primati italiani, 16 titoli nazionali, il record del mondo eguagliato nella semifinale degli 80 ostacoli a Berlino, seppur con vento a favore che oggi sarebbe fuori regola (oltre due metri). Per tanti il nome Ondina Valla ormai è sconosciuto, più facile ricordare Novella Calligaris o Sara Simeoni, per non finire con Federica Pellegrini o, addirittura, Bebe Vio, la campionessa parolimpica, da qualche tempo diventata la ragazza più acclamata d’Italia.
Eppure Ondina-Trebisonda vinse e acchiappò l’attimo di gloria in una delle Olimpiadi più incancellabili a qualunque ricordo. Con lei, in finale, un’altra azzurra, Claudia Testoni, che poteva essere la protagonista, fece gare esaltanti con Ondina e dopo i Giochi di Berlino la sconfisse sempre. Ma in quella giornata, nell’immensità (75mila posti), anche architettonica, dell’Olympiastadion, perse l’attimo per entrare nella storia.  La gara fu emozionante. Claudia parte bene, Ondina perde qualcosa nella parte centrale  e recupera nel finale prepotente davanti alla tedesca Steuer. Nello spettacolo teatrale si rivedono i filmati dell’epoca.
I tedeschi ci restarono male. Valla vinse l’oro della predestinata: ragazza esuberante, estroversa, personaggio che fece epoca nel nostro sport per quanto, allora, potevano durare i personaggi. Allora l’attenzione alla tenuta sportiva era relativa e meno ricercata di oggi, tanto che Ondina si presentò sul podio in maglietta e calzoncini corti della corsa. Chiusa la carriera, si sposò e visse a L’Aquila dove morì il 16 ottobre 2006.
Parliamo di dieci anni fa, ovvero il tanto necessario, a Milano, per intitolarle una via. L’idea viene dall’assessorato allo sport del comune di Milano: devono passare dieci anni, appunto, dalla morte per ottenere la gloria su una piastra all’angolo di una via. Milano non brilla nel ricordare gli sportivi, nelle vie e nelle piazze, e l’idea di celebrare la prima donna d’oro vale una benemerenza per una città che comincia ad assaporare l’idea di organizzare le Olimpiadi del 2028.


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