Cinema

Oscar 2016: vincono Spotlight e Leonardo DiCaprio

Giorgio Raulli
29 febbraio 2016

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Un filmato-tributo sui film degli ultimi anni apre la cerimonia: sul palco del Dolby Theatre di Los Angeles l’attore Chris Rock (che torna mattatore della Cerimonia dopo ben 11 anni) recita un classico monologo, prendendo in giro i vari protagonisti della serata e ironizzando lungamente anche sulla polemica sul “razzismo” per la mancanza di candidature ai neri, un tema principe durante tutta la kermesse, ampliato più in generale sulle diversità.

La prima statuetta ad essere assegnata è quella per la Miglior Sceneggiatura Originale, e arrivano Emily Blunt e Cherlize Theron: vincono Josh Singer e Tom McCarthy per il suo lavoro ne Il Caso Spotlight; Ryan Gosling e Russell Crowe scherzano un po’, e subito dopo rivelano il vincitore per la Miglior Sceneggiatura Non Originale, che sono Charles Randolph e Adam McKay per La Grande Scommessa (sceneggiatura ispirata dal libro di Michael Lewis The Big Short – Il grande scoperto). Un inizio politico, tra la polemica sul “monopolio bianco” dell’Academy, la denuncia del primo film e il discorso anti-Trump di McKay.

Dopo un break pubblicitario, il presentatore cavalca ancora la polemica mostrando un divertentissimo filmato in cui noti attori di colore reinterpretano alcune scene dei film in lizza per la statuetta. La comica Sarah Silverman ironizza sul personaggio di James Bond, presentando poi Sam Smith che si esibisce (non in gran forma) con Writing’s on the Wall, candidata come Miglior Canzone. Come di consueto, gli interpreti vincitori l’anno scorso premieranno quelli di questa sera: J. K. Simmons presenta la Miglior Attrice Non Protagonista di quest’anno: è l’attrice svedese Alicia Vikander, per la sua vivida performance in The Danish Girl.

Cate Blanchett annuncia i designer nominati per i Migliori Costumi e l’Oscar va a Jenny Beavan per Mad Max: Fury Road, che vince ancora per la Miglior Scenografia (a Colin Gibson e Lisa Thompson) e per il Miglior Trucco (a Lesley Vanderwalt, Elka Wardega e Damian Martin).

Dopo la pubblicità, Chris Rock saluta nel pubblico i reali protagonisti di alcune pellicole in gara (come la vera Joy Mangano o il giornalista Mike Rezendes), per poi lasciare la parola a Rachel McAdams e Michael B. Jordan che premiano Emmanuel Lubensky con la Miglior Fotografia per l’ottimo lavoro svolto in Revenant – Redivivo; subito dopo è la volta dell’Oscar per il Miglior Montaggio che va a Margaret Sixel per Mad Max. Chadwick Boseman e Chris Evans hanno il compito di premiare il Miglior Montaggio Sonoro e Miglior Sonoro, che sono vinte da Mad Max: a Mark Mangini e David White per la prima categoria, a Chris Jenkins, Gregg Rudloff e Ben Osmo la seconda. Andy Serkis, celebrato da un video sui suoi lavori più noti di motion-capture, sale sul palco per i Migliori Effetti Speciali: vince il team di tecnici del film Ex Machina.

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Celebrazione della tecnologia e dei computer con i premi speciali Gordon E. Sawyer Award e Oscar alla tecnica, seguiti da una scenetta sul palco interpretata dai droidi di Star Wars. Sono poi i Minion a presentare (sottotitolati, è ovvio) le nomination per il Miglior Cortometraggio Animato: vince Bear Story. Per il ventennale del film Pixar Toy Story, Buzz Lightyear e Woody presentano la categoria per il Miglior Film d’Animazione: prevedibile la vittoria di Inside Out.

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Lo spettacolo prosegue con l’esibizione di The Weeknd con il brano Earned It (50 Sfumature di Grigio), candidato a Miglior Canzone. Chris Rock intrattiene ancora la platea con alcune scenette pre-registrate, sempre riguardo il caso di “discriminazione” nei confronti di candidati neri. È la volta di Patricia Arquette che proclama Mark Rylans Miglior Attore Non Protagonista per la sua performance ne Il ponte delle Spie. Dopo un break, Louis C.K. annuncia che il Miglior Cortometraggio Documentario è A Girl in the River: The Price of Forgiveness della pakistana Sharmeen Obaid-Chinoy, la storia di Saba, giovane sopravvissuta miracolosamente all’atroce punizione inflitta dal padre e dal fratello a causa della sua scelta d’amore. Il Miglior Documentario è Amy (su Amy Winehouse), di Asif Kapadia e James Gay-Rees.

Whoopi Goldberg annuncia gli Oscar Alla Carriera per il regista Spike Lee e l’attrice Gena Rowlands, ed anche il Premio Umanitario Jean Hersholt che va a Debbie Reynolds, attrice molto prolifica fin dagli anni ’50 sia nel cinema che nella televisione. Come di consueto l’Academy vuole celebrare gli artisti scomparsi di recente: è Louis Gossett Jr. a introdurre il classico filmato in cui sono ricordati, tra i tanti, anche il regista Wes Craven, gli attori Christopher Lee, Omar Sharif, Dean Jones, Alan Rickman, Leonard Nimoy, il compositore James Horner, e ovviamente il poliedrico David Bowie e il nostro Ettore Scola; le immagini sono accompagnate da Blackbird cantata e suonata da Dave Grohl sul palco.

I giovanissimi Jacob Tremblay e Abraham Attah annunciano la vittoria di Stutterer come Miglior Cortometraggio. È la volta di premiare Il figlio di Saul, di László Nemes, come Miglior Film Straniero: la cruda pellicola ungherese racconta di un prigioniero ebreo costretto dai nazisti ad aiutarli negli omicidi nel campo; quest’uomo tenta di evitare la cremazione ad un ragazzo ucciso, che crede essere suo figlio, per dargli una degna sepoltura. Il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden parla degli abusi e delle violenze sessuali: il suo discordo introduce Lady Gaga che canta ‘Til It Happens to You, brano in nomination come Miglior canzone, tratto dal documentario The Hunting Ground, storia di due studentesse vittime di stupro.

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Dopo una pausa, Quincy Jones e Pharrell Williams premiano la Miglior Colonna Sonora di Ennio Morricone, al suo primo Oscar (oltre quello alla carriera) per The Hateful Eight: molto commosso legge il suo discorso da un foglietto di carta, tutto in italiano. I cantanti Common e John Legend annunciano invece la vittoria del brano Writing’s on the Wall dal film Spectre come Miglior Canzone.

Siamo al rush finale, agli ultimi atti della Cerimonia in cui vengono svelati i vincitori delle categorie più attese. J.J. Abrams apre la busta con il verdetto per la Miglior Regia: l’Oscar è del messicano Alejandro G. Iñárritu per Revenant – Redivivo, alla sua quarta statuetta dopo le 3 vinte per Birdman l’anno scorso. Eddie Redmayne ci presenta invece le candidate come Migliore Attrice Protagonista: a trionfare è Brie Larson per Room, film che sarà nelle sale italiane dal 3 marzo. Julianne Moore consegna il premio come Miglior Attore Protagonista a Leonardo DiCaprio per la sua interpretazione in Revenant. Il suo sentito discorso di ringraziamento arriva finalmente alla platea degli Oscar dopo ben 4 candidature avute nel corso degli anni, per ruoli davvero significativi nella sua carriera.

Durante la lunga serata Henry Cavill, Karry Washington, Benicio Del Toro, Jennifer Garner, Kate Winslet, Reese Witherspoon, Sacha Baron Coen e Olivia Wild hanno presentato i vari film candidati a Miglior Film: il compito di proclamare il vincitore spetta a Morgan Freeman, che consegna l’Oscar al film di Il Caso Spotlight. Tra gli applausi e i ringraziamenti ci sono parole di esortazione per Papa Francesco affinché le cose cambino all’interno della Chiesa.

Il conduttore della kermesse Chris Rock chiude la serata mentre ancora cadono festoni per la conclusione dello show. Uno spettacolo tutto sommato poco movimentato: rispetto ad anni passati, anche tra i più recenti, l’intrattenimento era vivace e pieno di riferimenti al mondo del cinema in generale; stavolta ci si è adagiati troppo sulle solite ironie per i soli film in gara e soprattutto Rock ha incentrato la totalità delle sue gag sulle polemiche riguardo le discriminazioni cinematografiche di artisti e attori di colore: battute sagaci e divertenti, certo, ma solo finché sembravano una novità. Il numero davvero eccessivo di star-presentatori ha paradossalmente smorzato il ritmo, annoiando non poco quello che in annate passate si era sempre dimostrata una lunga maratona piacevole da seguire fino in fondo.


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