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Arredamento

Oscar, un design per vincitori

Davide Chiesa
3 marzo 2017

È senz’altro uno dei premi più ambiti e conosciuti in tutto il mondo e la cerimonia di assegnazione è uno degli eventi più importanti e seguiti di tutto l’anno: l’Oscar, il massimo riconoscimento cinematografico per le carriere di attori, registi, produttori e chiunque sia coinvolto nello star system di Hollywood. Comunemente chiamato anche “la statuetta dorata”, l’Oscar è un oggetto iconico che possiede una lunghissima storia e necessita di una lunga preparazione per poter arrivare nelle mani dei suoi vincitori. Cominciamo con qualche numero: alto 47 cm, 4 kg di peso, nato nel 1928 da un disegno del direttore artistico della MGM Cedric Gibbons e realizzato poi dallo scultore George Stanley, Oscar in realtà si chiama Academy Award e il suo nome sarebbe frutto di un casuale commento di una segretaria degli Studios che vide nel premio una somiglianza con il proprio zio, di nome Oscar appunto. La lavorazione delle mitiche statuette ha inizio nel mese di novembre precedente alla cerimonia degli Oscar, ed è una lavorazione molto poco poetica, dal momento che viene realizzata come un comune oggetto di metallo; viene quindi fuso in uno stampo singolo, poi sabbiato e rifinito, e infine placcato in tre diverse fasi e tre metalli: nichel, argento e quindi oro.

La silhouette dell’Oscar naturalmente non è sempre stata la stessa: la versione originale del 1928 prendeva vita da un disegno art déco molto preciso che è stato modificato nel corso del tempo per renderlo sempre più contemporaneo, con continui restyling di dettagli infinitesimali, mantenendo però sempre il concept originale, un uomo d’oro che tiene la spada di un crociato in piedi in cima alla bobina di un film. Qualche curiosità: quando viene consegnato, l’Oscar non è personalizzato. Ci vogliono tre settimane affinché le statuette ritornino nella fabbrica di produzione, si applichino le targhette con i nomi dei vincitori e vengano consegnate ai destinatari. I vincitori possono chiedere interventi di manutenzione: nonostante la placcatura in oro a 24 carati e l’applicazione di una cera antigraffio e anti opacizzazione, il vincitore di un Oscar può rimandare la statuetta al produttore per un intervento “lifting” che ne assicuri intatta la bellezza nel tempo. Esiste un mercato dell’usato: soprattutto negli ultimi tempi gli eredi dei vincitori più antichi possono decidere di mettere all’asta il premio e monetizzare così un oggetto di famiglia. I più facili da trovare e i più commercializzati sono gli Oscar assegnati prima del 1950. L’Academy in tempi recenti ha quindi imposto una clausola che vieta la commercializzazione del premio per un determinato periodo di tempo. Che siate appassionati di cinema o meno, che seguiate la cerimonia per vedere il red carpet o solo per sapere quali film vincerà, l’Oscar è entrato a pieno titolo nel novero degli oggetti di design che fanno parte della nostra vita, anche se non lo vinciamo.

 

www.davidechiesa.com
photo courtesy of polich tallix


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