Cinema

Ozpetek racconta un trauma da superare in una Napoli sanguigna e ipnotica

Michela D'Agata
11 gennaio 2018

A meno di un anno da Rosso Istanbul, Ferzan Ozpetek torna nelle sale con Napoli Velata, uno psico-thriller (ma non solo) che nasconde un doloroso e misterioso passato.

 Adriana (Giovanna Mezzogiorno) è una donna sola, pallida e con gli occhi tristi, senza marito né figli, è una “morta” che di lavoro fa il medico legale. Una sera conoscerà il fascinoso ed irresistibile Andrea (Alessandro Borghi) con cui trascorrerà una notte di fuoco. Il giorno seguente però il perfetto uomo non si presenterà al loro primo vero appuntamento e verrà trovato morto. Da qui si aprirà un’indagine sull’omicidio di Andrea e Adriana che credeva di aver trovato l’amore, dopo che questo le verrà portato violentemente via, intraprenderà un tortuoso viaggio interiore che la costringerà ad affrontare i fantasmi che abitano nel suo passato, figli di un trauma mai realmente superato.

Il film si apre con la ripresa hitchcockiana della tromba delle scale di palazzo Mannajuolo, una scalinata imponente a forma di ellisse in stile liberty, forse a monito di un mistero che va oltre all’omicidio di Andrea e che ci condurrà nelle profondità del misterioso passato della donna.

Poco dopo la pellicola continua con una scena di sesso di grande impatto per nulla censurata: è un primo assaggio della forza irrefrenabile e travolgente di Napoli, protagonista indiretta della pellicola.

L’eccentricità, la superstizione, l’esoterismo, l’esagerazione, il mistero, la vitalità, la magia della città pervadono ogni scena, si sentono nell’aria: non aspettatevi i soliti cliché e i classici luoghi turistici, ma perle nascoste e suggestive come la Farmacia degli Incurabili, la Galleria Principe, il Chiostro della Certosa di San Martino, la Cappella di San Severo e tanti altri.

Ottime le interpretazioni della Mezzogiorno e di Borghi, quest’utlimo capace addirittura di sdoppiarsi in due personaggi: si scoprirà infatti che Andrea aveva un fratello gemello di nome Luca, di cui da poco era giunto a conoscenza e che Adriana imparerà a conoscere ben più che approfonditamente. Intorno a loro ci sono altrettanto ottimi interpreti: primo tra tutti Peppe Barra, Anna Bonaiuto, Luisa Ranieri, Isabella Ferrari e Lina Sastri.

Che sia un merito o no, il film è stracolmo di citazioni di altre opere, c’è La Grande Bellezza di Sorrentino nella figura della veggente assistita da una nana, c’è La donna che visse due volte nello sdoppiamento di Andrea tramite la figura del gemello di Hitchcock, ma anche Fellini, Buñuel e Dario Argento, oltre a fortissimi riferimenti alla tragedia greca classica.

Il gusto estetico è estremo, è carico di una forma che però in gran parte si tramuta in sostanza e che rende accettabile anche i difetti di sceneggiatura e le eccessive citazioni cinematografiche.

La trama è razionalmente incomprensibile, ma è un noir ipnotico che va interpretato lasciandosi trasportare dal caos e dalla pazzia che scorrono nelle vene della città partenopea… e forse non solo.


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