Cinema

Padri e figli: Muccino torna a Hollywood

Giorgio Raulli
1 ottobre 2015

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Jake Davis (Russell Crowe) è un romanziere, vincitore di un Pulitzer, che rimasto vedovo si occupa da solo della figlia Katie (Kylie Rogers). Un disturbo mentale, causato dall’incidente d’auto in cui è morta la moglie, lo costringe ad un ricovero per lungo un periodo, durante il quale la bambina viene affidata a una coppia di ricchi parenti. Venticinque anni dopo, Katie (interpretata, da adulta, da Amanda Seyfried) è diventata un’assistente sociale, incapace di fidarsi degli altri e insicura nei rapporti emotivi; sarà Cameron (Aaron Paul) a farle cambiare atteggiamento nei confronti della vita.

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Padri e figlie segna il ritorno a Hollywood di Gabriele Muccino, dopo il celebre e acclamato La ricerca della felicità e i meno apprezzati dalla critica Sette anime e Quello che so sull’amore. L’autore italiano è stato scelto per dirigere la sceneggiatura, la prima, del drammaturgo Brad Desch, una storia che ha tutti gli elementi necessari alla presa sul pubblico sensibile: la malattia, il rapporto padre-figlia pieno di fiducia disattesa, la love-story che cambia le prospettive dei protagonisti.

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Una struttura drammatica dai toni non originalissimi, ma sempre funzionali, soprattutto perché Muccino riesce, con poche resistenze, a far suo un prodotto simile, rendendolo completamente in linea con il resto della sua filmografia: i colori melodrammatici del progetto iniziale ritrovano piena approvazione nello stile mucciniano (che non sempre fa di questi aspetti un punto di forza). È comunque da sottolineare che forse, questa volta, il regista italiano riesce ad essere più pacato e a accompagnare semplicemente i personaggi verso la deriva predestinata dallo script – il rapporto genitori/figli, la ragazza che insegue un sogno, la passonalità dei sentimenti, il respiro affannoso di chi è in difficoltà.

Muccino riesce a raccontare bene questi aspetti ponendo in contrapposizione le due Katie, quella adulta e quella bambina, collegando costantemente passato e presente durante lo scorrere della storia. Ne risulta un film che cerca di esplorare gli effetti che l’infanzia provoca sempre e comunque (positive o negativi che siano) nel nostro essere adulti. Come ogni film mucciniano d’oltreoceano, Padri e figlie ha un cast di grandi star, a cominciare dal protagonista Crowe; in particolare però, si fa notare la giovanissima Kylie Rogers (già attrice nella serie tv The Whispers creata da Steven Spielberg), mentre lasciano un po’ perplessi le parti (tutto sommato riduttive) affidate a grandi attrici del calibro di Jane Fonda e Octavia Spencer. Nel cast anche Quvenzhané Wallis (la giovanissima protagonista di Re della terra selvaggia, nominata agli Oscar) e Diane Kruger. Nei cinema italiani dal 1° ottobre.


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