Letteratura

Pagine per non dimenticare

Virginia Francesca Grassi
26 gennaio 2014

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Domani è la Giornata della Memoria, in ricordo di tutte le vittime della Shoah. Di fronte ad un abominio come quello dell’Olocausto l’unica possibilità di difesa è il ricordo.

Per questo, tra i tanti libri che trattano l’argomento – tra quelli che ormai sono divenuti classici della letteratura e i più freschi di stampa – oggi abbiamo deciso di segnalarvi uno tra gli ultimi arrivati in casa Piemme.

Si tratta di Dovrei essere fumo del bolognese Patrick Fogli, una promettente penna nostrana: ospite al Festivaletteratura di Mantova e finalista al premio Scerbanenco al Noir in Festival di Courmayeur è infatti già autore di Lentamente prima di morire, La puntualità del destino, L’ultima estate di innocenza, Il tempo infranto e Non voglio il silenzio.

Lo scrittore, con la sapienza narrativa del gioco ad incastro, accompagna il lettore tra verità storica e fiction, presentando un romanzo a doppio binario in cui passato e presente si intersecano fatalmente.

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Nei capitoli pari, ecco il diario di una vita: «Sono nato il 25 luglio del 1921, mi chiamo Emile Riemann e sono ebreo». Una piccola storia che si scontra con la Storia e con l’orrore: quello dell’ansia, della paura, delle deportazioni e degli inceneritori di Auschwitz. Quello del senso di colpa: Emile gli inceneritori li conosce molto bene, li vede fumare, trasporta ogni giorno i cadaveri di quei 20mila che quotidianamente arrivano dalle camere a gas diretti verso i forni. Sommersi e salvati, per dirla con Primo Levi, in una narrazione che non fa sconti a nessuno, eppure  nella sua pulizia non si perde in facili azzardi.

Giriamo la pagina, cambiamo capitolo, ed ecco Alberto, l’ex militare dei reparti speciali che vive con la consapevolezza del baratro. Divenuto mercenario, con i mostri della guerra a perseguitarlo, il nostro dovrà districarsi tra delitti su commissione, intrighi, donne misteriose e soprattutto il servizio di guardia notturna ad un ricco tedesco, novantenne e malato di cancro che pare essere minacciato anche da qualcosa di ben diverso.

Dalla testimonianza nuda al poliziesco senza sbavature: due universi paralleli che si parlano attraverso le pagine di un fragile quaderno azzurro.

Su tutto, la necessità della parola scritta che si fa marchio indelebile, garanzia di memoria: «Scrivere sulla Shoah, in giorni scettici, superficiali e troppo spesso inutili come i nostri, non è solo un esercizio di memoria o il bisogno di mettere su carta una storia che nasce molto da lontano. Vorrei che servisse a riaffermare una piccola parte di verità, il frammento di verità molto più grandi che, come dovrebbe essere per tutte le storie importanti, le storie che ci rendono chi siamo, vanno tramandate per sempre. La fatica è il primo alleato di chi nega».

Virginia Grassi
“Dovrei essere fumo” di Patrick Fogli, Piemme edizioni, pp. 292.


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