Moto

Parigi-Dakar Rally: la corsa degli eroi

Matteo Giovanni Monti
15 gennaio 2016

Rallye : Presentation Dakar 2011 Argentine Chili

Il contesto. Partiamo subito dal titolo, due città, due capitali. Una della patriottica Francia e l’altra della Repubblica del Senegal. A legarle contribuisce, oltre che lo storico colonialismo studiato sui banchi di scuola, questa importantissima e spettacolare manifestazione cominciata nel lontano 1979.
Fino al 2008 si partiva in Europa e si finiva nell’Africa Occidentale. Sfortunatamente, a causa di situazioni contingenti, legate ai fatti di cronaca della Mauritania, si è deciso di spostarla nel più “tranquillo” Sud America, pur mantenendo percorsi e itinerari degni di tale avventura. Oggi siamo giunti alla 37esima edizione, che si sta svolgendo in Argentina e Bolivia.

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Cos’è? Si tratta di un’esaltante e rischiosa competizione motoristica a tappe, appartenente alla categoria Rally. Fuoristrada, terreni grezzi e sporchi, con tanto di ostacoli, sono i protagonisti. Per anni il deserto Sahariano è stato teatro di questo epico spettacolo. Oltre al selvaggio campo di battaglia, un altro elemento caratterizzante è la totale individualità con la quale si partecipa. Se stessi, il proprio mezzo e un sacro navigatore GPS, con una traiettoria schizzata e poco precisa, ma necessario per non perdersi completamente, sono gli ingredienti. Tragicamente quasi ogni anno qualcuno ci lascia la vita; questa impresa, dal suo debutto, ha sepolto ben 28 corridori dei quali 15 sfortunati piloti erano francesi. Nella memoria degli appassionati c’è il campione Fabrizio Meoni, deceduto in seguito ad arresto cardiaco nel 2005.
I veicoli: ieri e oggi. Ad avere reso famosa questa corsa sono state le motociclette, parallelamente affiancate da massicci camion, autovetture e, a partire dal 2009, anche quad.
Negli anni ’80 e ‘90 sul podio e sotto i riflettori ci furono Yamaha con la XT500 e BMW con la GS800. Fondamentalmente si trattava di modelli di serie, con serbatoi maggiorati in grado di garantire una maggiore autonomia. Gran parte del lavoro (non gioco!), erano il pilota e il suo infinito animo avventuriero a farlo. Anche l’italianissima Cagiva ebbe il suo momento di gloria.

  • La XT550 di Cyril Neveu.

  • La GS800 di Hubert Auriol


Nel secondo e attuale millennio le cose cambiarono: irruppe sulla scena quella che ancora oggi è nell’immaginario collettivo l’emblema del fuoristrada, KTM. Proprio così, la casa austriaca rimane imbattuta e continua ad emozionare ormai dal lontano 2001. Attualmente si contendono ogni anno la vincita i due grandissimi talenti Despres e Coma.


Thatcher’s son. Non possiamo non ricordare ciò che accadde nel 1982. Lo sportivo e rampante Mark, all’epoca trentenne, figlio della “Prime Minister ” britannica, si perse nel Sahara a bordo della sua Peugeot 504. Tale fatto, oltre che una grande bufera di sabbia, ne sollevò un’altra, mediatica. Gli occhi del mondo vennero a sapere del misfatto, e della costosissima missione internazionale di recupero e salvataggio, ordinata dalla madre stessa. Le operazioni si conclusero il 14 gennaio di quell’anno, grazie all’impiego dell’aereo militare Hercules C-130 dell’aviazione algerina.

 


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