Letteratura

Paris Kebab. Una storia che ci riguarda

staff
23 settembre 2012

“Il colore della pelle pesa più dell’anima nell’occidente evoluto. Le persone non ti degnano di uno sguardo se sei diverso da loro, ma se li urti, anche solo accidentalmente, controllano se il portafoglio e il cellulare sono ancora al sicuro nei loro pantaloni.”

Paris Kebab è in sé un titolo che dice molto senza svelare nulla. Ma se alla fine ci si torna su, si scopre che quel titolo è, più che una sintesi, l’emblema di quanto letto.

Jacques parte dall’Algeria lasciandosi alle spalle miseria e soprusi, fame e disperazione. Una famiglia che si affida alla religione e a qualcuno che possa dare segnali tangibili e terreni dell’esistenza di Allah. Jacques diventa parte della cellula terroristica islamica attiva a Parigi.

Marco Trucco nella sua opera riesce a fissare immagini di ambienti diversi con la medesima minuzia e dovizia di particolari. La narrazione procede armoniosa e ricca di trasporto tenendo sempre presente la geografia cangiante del racconto, l’autore risveglia i sensi del lettore facendogli assaporare gli odori, i rumori delle città, i paesaggi; tutto costantemente filtrato dalle emozioni del protagonista, la meraviglia delle città islamiche e le “remore” nei confronti dei nemici: moralisti e benpensanti vittime della loro ipocrisia, prima ancora che del loro “peccato originale”. E così, stupito, il lettore scopre che Paris potrebbe anche essere Milano, Londra, New York.

La narrazione in prima persona risulta funzionale al realismo impresso dall’autore. Jaques è lì per raccontarci la sua storia, le sue impressioni di fronte ai mondi sconosciuti che man mano si troverà di fronte, ma anche la diffidenza e il razzismo (sì, proprio lui!) degli “infedeli” occidentali contro i quali si trova a combattere.

Alessandro Giuliano

“Paris Kebab” di Marco Trucco, Safarà editore, pp. 293.


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