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Le parole della moda: il dizionario prêt-à-porter

Jennifer Courson Guerra
7 luglio 2016

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Le parole sono importanti. Qualsiasi fashionista sa che tra “camicia” e “blusa” c’è un abisso e che “jeans” e “denim” non sono due termini interscambiali. Ora, per dissipare ogni dubbio linguistico couture, arriva “Le parole della moda” di Anna Canonica-Sawina, pubblicato da Franco Cesati Editore nella collana Ciliegie.

Dopo “Il dizionario della moda”, edito da SugarCo nell’ormai lontano 1994, la studiosa di origine polacca si è lanciata in questo secondo progetto per mettere ordine nell’ingarbugliato vocabolario fashion. Assieme ai lemmi e a qualche nozione di linguistica, Canonica-Sawina aggiunge pagine di storia e curiosità. “Sono un’insegnante. Nel tempo mi sono accorta che gli studenti apprendono di più quando non sanno di imparare. Quando gli racconti le cose e non ti siedi in cattedra”, ha spiegato.

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Del resto, le parole sono come capi d’abbigliamento: saperle scegliere e usare nel modo giusto è la chiave per non sbagliare mai nessun abbinamento… linguistico!

Ad esempio, lo sapevate che il pizzo Sangallo prende il suo nome dal Canton San Gallo, in Svizzera? O che il termine “fedora”, il cappello cult visto su tutte le passerelle, viene dall’opera omonima di Victorien Sardou? Tante altre curiosità tra lingua, storia e moda nella gallery.

 

  • Principe di Galles. Il caratteristico disegno a quadri scozzesi nei toni del grigio, del bianco e del nero, prende il nome dal figlio della regina Vittoria, che diventerà re Giorgio IV. La sua eleganza dandy era nota in tutto il mondo e gli valse l’appellativo di “First Gentleman”.

  • Baby doll. Il nome del pigiama da notte formato da una camicia corta fino ai fianchi abbinata ad un paio di mutandine coordinate deriva da un film. In “Baby doll”, pellicola di Elia Kazan del 1956, la bellissima Carroll Baker indossò questo sensuale completino, provocando un vero e proprio scandalo. L’attrice interpretava infatti una sedicenne, sposata con un ultraquarantenne di nome Archie. Nel 1957 Jacques Griffe cavalcò l’onda del successo lanciando una linea di abiti corti e svasati ispirati proprio a quelli del film.

  • Tuxedo. Il termine “tuxedo” è il nome americano dello smoking. Questa parola così particolare viene dal club “Tuxedo Park”, a 50 km da New York, i cui avventori lanciarono la moda dell’abito maschile nel 1886. In italiano, venne designato “smoking” perché assomigliava alla giacca di panno nero che i gentiluomini indossavano per proteggere i loro abiti mentre fumavano sigari.

  • Preppy. Il termine indica il tipico dresscode mutuato dagli uomini in carriera, costituito da giacca monopetto con spacco, pantaloni corti e camicia bottown down; deriva dal nomignolo dei ragazzi diplomati alla “Preparatory School”, rampolli di famiglie facoltose…e spesso molto snob!

  • Clarks. L’ufficiale britannico di Sua Maestà Nathan Clark, copiò le scarpe leggere dei suoi colleghi militari creando così i leggendari “desert boots”, vero e proprio cult degli anni ’60.

  • Birkin. Tutte la vogliono. La più amata delle borse prodotte da Hermès deve il nome alla splendida Jane Birkin, che diede l’idea allo stilista Jean-Louis Dumas. L’attrice e cantante voleva una borsa comoda, elegante, ma non troppo formale e nel contempo abbastanza capiente. Eccola accontentata.

  • Cachemire. La parola “cachemire” designa non solo il tessuto ad armatura diagonale, ma anche il disegno e il morbido maglione prodotto con tale filato. Il suo nome deriva da Kashmir, la regione a nord-ovest dell’India in cui viene prodotta questa fibra.

  • Golf. La parola “golf” ha cambiato significato dall’inglese all’italiano: solo nella nostra lingua, infatti, designa l’indumento anche detto “pullover” o “maglione”. La cosa curiosa è che è vietato indossare il golf… sul campo da golf.

  • Cravatta. L’amato-odiato accessorio maschile, ha origine da una striscia di tessuto annodata al collo portata dai soldati croati al servizio di Luigi XIV.

  • Organza. Il nome dell’impalpabile tessuto, molto utilizzato nei vestiti da sposa, è un adattamento dal francese “organdi”, dal nome del mercato delle sete di Urgang, in Turkestan.

Le parole della moda” di Anna Canonica-Sawina, Franco Cesati Editore, pp. 192


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