Sport

Pellegrini portabandiera, Schwazer porta la croce

Riccardo Signori
29 aprile 2016
Federica Pellegrini

Federica Pellegrini

Federica Pellegrini eletta, per acclamazione, portabandiera d’Italia ai giochi di Rio de Janeiro. Alex Schwazer eletto, per voce di popolo, porta croce d’Italia. Nel giro di pochi giorni il nostro sport ci ha mostrato due diverse facce, che non possono restare disgiunte. E val la pena inquadrare. Federica Pellegrini è la miglior portabandiera che il nostro sport potesse mostrare: per quanto ha vinto (tanto), per i record (tanti), per i vezzi da primadonna (non pochi) ma anche per il modo in cui ha saputo perdere e risorgere dalle sconfitte: le va fatto tanto di cappello. Anzi, Federica dovrebbe andare in giro per le scuole, e spiegare ai ragazzi tormenti e fatiche, errori e retromarce per non sbagliare di più, voglia di arrivare e necessità di sacrificarsi. Poi, avendo doti naturali, ha chiesto aiuto al fisico e al talento.
La Pellegrini ha cominciato da ragazzina eccessiva, sta concludendo la carriera da donna matura, consapevole del ruolo e del gioco delle parti con la stampa, sfrutta la popolarità dal punto di vista economico, ma ha mantenuto alto il livello di atleta. Dunque portabandiera che ci rappresenta bene e, non a caso, ha chiesto un’Italia piena di grinta dietro di sé.
Ecco, perfetto! Nell’Italia piena di grinta ci vorrebbe essere anche Schwazer. La Pellegrini potrebbe portare la bandiera pure per lui e per quell’Italia sportiva che, magari, ha cercato scorciatoie. Non le piacerà, ma bisogna accettare regole, leggi e chi ha scontato pene per averle infrante. Alex, il marciatore d’oro nella 50 km alle Olimpiadi di Pechino 2008, diventato il farabutto inquietante alla vigilia dei giochi di Londra, proprio il 29 aprile conclude la sua fase di purga e purgatorio, chiude il libro di una pena scontata in tre anni e nove mesi per la positività all’Epo. Non è un bel dire, nemmeno un bel ricordare, tanto meno un esempio da passare ai posteri. Però ha scontato. A differenza di altri che avranno imbrogliato e nemmeno sono stati pescati.

Alex Schwazer

Alex Schwazer

Dopo 1506 giorni, Schwarzer tornerà alle gare, cercherà nella prossima coppa del mondo di marcia, a Roma  (8 maggio), di conquistarsi un posto per Rio, ottenendo un tempo confortante e un risultato lusinghiero nella 50 km. Per far tutto questo, ha avuto l’idea da colpo di scena: si è affidato ad un tecnico, Sandro Donati, che è stato l’inesauribile condottiero della battaglie antidoping, talvolta sconfinando nel donchisciottismo. Il duo ha funzionato, Schwazer pare sia in buona forma. Donati si è fatto aiutare, nei fatti, a combattere la guerra al grande cancro dello sport. Ha creduto in quel ragazzo che si era rifugiato nel doping per battere fantasmi ed alcuni avversari probabilmente imbroglioni. Schwazer è stato più volte controllato (“un controllo ogni 6-7 giorni” ha raccontato Donati), si è consegnato testa e fisico ai voleri del tecnico. Ed ora, che uscirà ufficialmente dall’angolo dei reietti, è stato messo in croce da Gianmarco Tamberi, l’ideale capitano dell’atletica azzurra, il saltatore in alto che ha vinto il mondiale indoor e che, solo in queste ultime due stagioni, ha trovato i suoi bagliori. Sentitelo: “Alex è la vergogna d’Italia, squalificatelo. La nostra forza è essere puliti, noi non lo vogliamo in nazionale”. Non sembra si prepari un buon ambiente per una convivenza nel villaggio olimpico. Già, ma noi chi? Ciascuno dovrebbe guardare in casa propria. Anche Gianluca Tamberi, il fratello di Gianmarco, è stato appena scagionato dal caso dei cosidetti ”irreperibili”, che ha rischiato di fare ingiusti danni nella nostra atletica.
Gianmarco Tamberi non ne è uscito bene.”I fan hanno già provveduto a dargli una lezione di vita e di umanità”, ha raccontato Sandro Donati, che ha catalogato quel “Vergogna!” come un altro tipo di errore di un altro tipo di ragazzo.
Schwazer è stato sanzionato, secondo le leggi (poco o tanto che sia), ha pagato, perso il posto di lavoro, gli sponsor, la fidanzata, si è mantenuto facendo il cameriere a Innsbruck. Chiede un’altra chance ed è pronto a portare la croce. Che poi non è come quella di Colui che la portò veramente. Dunque, perché ammazzarlo prima? Federica Pellegrini ha chiesto grinta, non veleno e giustizialismo a prescindere.


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