Sport

Pellegrini umana, Phelps leggendario

Riccardo Signori
10 agosto 2016

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Il fattore “P” ha due facce. Facce da campioni, ma con un sorriso diverso. Amaro e desolato quello di Federica Pellegrini, esaltato e commosso quello di Michael Phelps. Sintesi: Federica Pellegrini è umana ed ha perso da umana. Michael Phelps è leggendario ed ha mostrato l’umanità solo fuori dalla vasca.

L’ultima notte da sogno della portabandiera dello sport italiano si è conclusa con un quarto posto nei 200 stile libero che fa male a lei e al tifo che la sventolava davvero come una bandiera. Forse uno dei rari momenti, nella sua storia sportiva, dove Fede ha riunito tutti attorno a sé, prima di entrare in vasca, non dopo aver vinto. “Un conto troppo salato, dopo che mi sono fatta un mazzo così. Fa tanto male che non potrei descriverlo!”. Anche questa è sintesi, e l’ha regalata la Pellegrini sul suo profilo Instagram. La foto dice tutto: lei che guarda sconsolata verso un orizzonte grigio. La scritta Italia sulle spalle, come fosse alle spalle. L’idea: “Forse è il momento di cambiare vita”.

Che dire? Federica è stata battuta da una superwoman, Katie Ledecky, e da due rivali che, in altri tempi, avrebbe ingoiato nell’ultima vasca. Questa volta è rimasta indietro lei nei primi 100 metri e il recupero è stato quello di una campionessa piena di orgoglio, ma non altrettante forze. Quarta con una espressione immediata che dice tanto: “Mi sembra un incubo, sono morta , negli ultimi 50 metri non ne avevo più. Le sono rimaste davanti, con  quel ghignetto che il destino ha loro riservato, Sara Sjostrom, la svedese volante, e l’australiana Emma Mc Keon, la “terza incomoda”, l’ospite non invitata al gioco delle medaglie: guarda caso entrambe 22enni, senza dimenticare che la Ledecky, invece, ha solo 19 anni.

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Lo sfogo di Federica Pellegrini su Instagram.

Federica è stata sorpresa dall’australiana nella battaglia per il bronzo,  quasi fosse tornata alla prima Olimpiade (Atene 2004), quando l’idea di un oro si tramutò in argento per colpa della rumena Camelia Potec. Allora si parlò di argento vinto, oggi si può confermare: fu oro perso. E Fede l’aveva ben capito, pur così giovane. E magari fu persino vista come una ragazzina capricciosa. Questa volta la sorpresa viene da se stessa prima che dalle avversarie, la lontananza di corsia dalla Mc Keon non le ha dato la visione dell’esatta situazione che si stava profilando, infine il fisico ha detto che gli anni passano e contano. Per tutti, tranne forse per Michael Phelps che a 31 anni (quelli di Federica sono 28) arrotonda la leggenda, se ancora ce ne fosse bisogno, con il ventesimo e ventunesimo oro: uno individuale, l’altro conquistato in staffetta.

Federica ha arrotondato il suo essere umano con pregi e difetti, con limiti altre volte nascosti. Qualche segnale era arrivato dalla finale del mondiale del 2015 a Kazan: un argento dietro alla Ledecky, ma conquistato peggiorando la prestazione proprio nell’ultima gara. Forse il fisico non riesce più a raccogliere e conservare le stesse energie per disputare tre volte i 200 stile libero, a grande livello e con ugual risultato. Il fisico parla, inutile raccontare di concentrazione ed altre problematiche che arrivano dalla testa. La Pellegrini ha gestito una stagione perfetta, ma la campana suona per tutti.

La sua storia olimpica finisce con un quarto posto, eppure un giorno conteranno le medaglie per farla sentire grande come è stata: due-tre anni fa una finale olimpica sarebbe stato il massimo sul quale scommettere, dopo i mondiali, ecco l’idea da podio. Si è fermata ai piedi di un bronzo, ma tutta Italia deve ringraziare una campionessa così: molto femminile in tutto e molto campionessa ad ogni tuffo in vasca.

A festeggiare Phelps sugli spalti, la moglie Nicole e il piccolo Boomer.

A festeggiare Phelps sugli spalti, la moglie Nicole e il piccolo Boomer.

Neppur volesse regalarci il bello dello sport, subito dopo il destino e il programma hanno mandato in vasca Michelone Phelps. L’altra faccia del fattore P: quella della leggenda. E Phelps non è mancato all’appuntamento vincendo il suo ventesimo oro, conquistato imponendo la legge del più forte, e del più grande, dall’inizio alla fine dei 200 farfalla. Nessuno a togliergli il sorriso come capitò a Londra 2012 davanti al sudafricano  Chad Le Clos. Qui non c’è stata storia e Phelps ha messo dietro due ragazzini ventenni, il giapponese Masato Sakai e l’ungherese Tamas Kenderesi, che di anni ne ha 19. Storia di nuove leve e di un vecchio, inarrivabile, leone.

Poi, sul podio, Phelps ha lasciato intravedere il lato umano: quello che gli ha fatto levar la mano a fare ciao, come in un addio al pubblico subito dopo la vittoria, quella commozione sul podio e quel correr alle tribune per prendere in braccio Boomer, il suo bambino nato tre mesi fa.

Pochi attimi, prima di tornare Squalo e portare la staffetta 4×200 Usa all’oro: che vale il ventunesimo della sua carriera olimpica. Il conto dice che Phelps ha guadagnato ori più di tanti Paesi sul medagliere olimpico di ogni tempo. Nel nuoto non c’ stato alcuno che abbia conquistato ori individuali oltre i 30 anni.

Dunque, come si dice leggenda? Phelps.


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