Biennale di Venezia 2012 Cinema

Pellicole dall’Oriente e capolavori internazionali di scena a Venezia

staff
4 settembre 2012

Come sempre, nel pomeriggio la “Sala Grande” ospiterà le proiezioni dei due film in concorso alla Mostra in questo 4 settembre. “Pietà” è la diciottesima pellicola diretta dal regista sudcoreano Kim Ki-Duk; il titolo si ispira al capolavoro di Michelangelo, e non potrebbe essere più giusto: il film racconta la storia di Gang-do (Lee Jung-Jin), uno spietato strozzino che riscuote i debiti a vantaggio dei suoi capi, e il misterioso rapporto da lui instaurato con una donna di mezza età (Jon Min-Su) che sostiene di essere sua madre. Realizzato nell’arco di un mese, in Corea sta già suscitando scalpore per il suo contenuto controverso in termini di violenza e sesso; un film che tenta di mescolare simbolismo cristiano a un’ ampia trattazione della sessualità.

La cilena Valeria Sarmiento, invece, ci riporta all’epoca napoleonica, quando fu combattuta la battaglia del Buçaco, nel 1810, tra le forze anglo-lusitane comandate dal Duca di Wellington (da qui il titolo del film “Lines of Wellington”), e quelle francesi. Due ore e mezza di cinema classico, di kolossal storico, che racchiude un prezioso cast, a cominciare da John Malkovich, Catherine Deneuve con la figlia Chiara Mastroianni, Isabelle Huppert, Mathieu Amalric e Marisa Paredes.

Per la sezione “Orizzonti” si affaccia ”The Cutoff Man” (“Menatek ha-maim” in ebraico): è la storia di Gabi, che chiude l’acqua a chi non paga le bollette; quanti più evasori scopre, tanti più soldi riesce a guadagnare. Quando la gente lo vede, gli urla parolacce, lo umilia, lo incolpa per i propri guai; Gabi continua il suo lavoro perché ha una famiglia da mantenere, ma è tutt’altro che semplice. Il regista Idan Hubel ci spiega l’importanza del giardino sul retro in cui il protagonista s’intrufola a caccia di contatori: «La sospensione della fornitura ha luogo nel giardino sul retro, che è un posto reale e simbolico allo stesso tempo. Il giardino, il paesaggio di provincia, è presentato come un luogo in cui si sogna, senza sapere che si hanno le mani legate. Il film è un ritratto delle parti che compongono il sogno e anche delle manette che ne impediscono l’avverarsi, mettendo in evidenza il meccanismo oppressivo».

Tra gli “Orizzonti” cinematografici di oggi c’è anche “The Millennial Rapture” (“Sennen No Yuraku”), ambientato nella piccola comunità di Roji, dove il famoso romanziere giapponese Kenji Nakagami ritrae l’assurdità e la passione della vita degli abitanti, in particolare quegli uomini che avevano combattuto, per vivere, con il sangue del clan Nakamoto. La levatrice Oryu ha visto tutti questi uomini crescere, vivere e morire, ed ora che è vecchia parla con le anime dei morti del clan. Il regista Wakamatsu manda un messaggio davvero duro, secondo cui vivere vuol dire soffrire molto.

 

Giorgio Raulli


Potrebbe interessarti anche