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People we like: Sonia Rykiel

staff
22 novembre 2012

Non è Sonia Rykiel ma Sonia Rykiél, perché lei è francese, perché lei è l’ultima grande stilista d’Oltralpe ancora in vita.

E a noi lei piace tantissimo, e ci piace non solo perché la sua chioma rossa è entrata negli annali, e la sua frangia ha conquistato il cuore di tutti, ma soprattutto perché sembra essere una delle poche ad aver inteso il significato della Moda, quella con la M maiuscola.

La sua biografia si intitola *N’oubliez pas que je joux* ed è esattamente per questo motivo che ha avuto una carriera lunga quarant’anni, una casa di moda ed una famiglia con tanto di figli e nipoti.

Molti ricordano solo Chanel, forse perché è morta, forse perché le sue borse sono diventate il simbolo di una classe sociale – o per lo meno lo erano in passato, prima dell’avvento delle contraffazioni, delle cineserie, dei finanziamenti per l’acquisto di abiti e accessori, prima insomma che il mondo confondesse la classe con il lusso.

Ma pochi parlano di Sonia e tutti sorvolano sul fatto che lei ha inventato il termine “démodé” e ha messo in atto la rivoluzione del pullover.

Come spesso accade i colpi di genio nascono dalle necessità quotidiane di persone talmente forti da ribaltare le sorti del proprio destino con azioni semplici e al contempo straordinarie. La sua fortuna nasce così: era incinta, non aveva abiti comodi da indossare, non riusciva a trovarne nelle boutique e ha deciso di disegnarseli da sola. Da qui il concetto di moda come comodità: quello che più amo, l’unico che condivido.

Improvvisamente e senza alcun tipo di premeditazione, lei si trova ad essere la regina del tricot, la regina di quelli che inizialmente vennero definiti con disprezzo poor boy sweater. Questi poveri maglioni dalle forme comode e soprattutto funzionali nascono nell’epoca in cui predomina la seta e contribuiscono a formare uno stile décontracté che nasce con la sua fragia rossa e ancora oggi non ha visto fine.

La sfilata messa in piedi per celebrare i suoi quarant’anni d’attività è stata una festa, una cena nella quale per caso si assisteva ad un défilé con un colpo di scena finale. Ed un tributo da parte dei più grandi stilisti contemporanei che hanno dedicato a lei un abito che la rappresentasse, che parlasse di lei. Le sue modelle sono quelle più simpatiche, più sorridenti, più colorate, sfilano sulla passerella giocando, scherzando, mimando con i gesti del proprio corpo una felicità che il marchio Rykiel crede debba essere l’unico modus operandi.

E noi l’amiamo per questo, perché malgrado il Parkinson che l’ha costretta a fare i conti con il mondo, lei ha dato il via ad una nuova era della moda, fatta di maglioni dai quali non si vorrebbe mai uscire, fatta di quella gioia di vivere che tutti dovremmo ricercare, fatta di quella semplicità che dovrebbe essere la cifra miliare del nostro sorriso, fatta di un eleganza senza tempo e senza schemi che ha reso le donne libere.

Libere di essere chic, ognuna a modo suo.

St.efania