Lifestyle 2

Per…baffo!

Claudia Alongi
11 dicembre 2012

«Senza baffi un uomo non è vestito correttamente», parola di Salvador Dalì.
E pensandoci, il mustacchio, tanto stigmatizzato prima quanto in auge oggi, rappresenta uno dei pochi “accessori” a disposizione degli uomini e un perfetto esempio di evoluzione estetica.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando più il baffo era grande e manifesto, tanto più era elevata l’estrazione sociale di chi lo portava.
Se ieri, poi, era destinato esclusivamente ai poliziotti delle serie televisive o agli intellettualoidi, mentre la stragrande maggioranza degli uomini era in modalità metrosexual, oggi lo sbarbato, anzi lo spelacchiato, non fa più tendenza. Perché sfoggiare baffi (e barba) è un’arte sublime che ha reso riconoscibili i volti di molti uomini in carne e ossa e non: da Freddie Mercury a Charlie Chaplin, da Ned Flanders a Super Mario, da Johnny Depp ad Albert Einstein, da Frank Zappa a Clark Gable. Una rassegna variopinta e oltremodo infinita.
Ma scegliere il modello più appropriato non è impresa facile, ne esistono a centinaia che si differenziano per spessore, forma e lunghezza: “mezzi Dalí”, “imperiale”, “all’inglese”, “all’ungherese”, “stile Fu Manchu” e “a manubrio”. C’è solo l’imbarazzo della scelta e anche i più piccini adesso possono portarne uno.

I paesi anglosassoni hanno fatto da apripista nel rilancio dell’uomo baffuto.  Pensate che a Londra esiste un club, l’Handle bar, che ammette esclusivamente i membri muniti di mustacchio a manubrio. Nel nord America, invece, abbiamo il “Mustache Institute” (che all’italiana potrebbe dirsi “Istituto di Baffologia”).
Pollice in su, quindi, per l’uomo virilmente baffuto, dall’aria impertinente, snob e perché no radical chic.
E giacché c’è chi coltiva l’orto e chi invece la peluria, il libro The Moustache Grower’s Guide, propone un’infinità di suggerimenti (al limite del maniacale) per ottenere dei baffi da far invidia a Salvador in persona.

Claudia Alongi


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