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Psicologia

“Per favore niente eroi”. Raymond Carver al Teatro Libero di Milano

staff
18 febbraio 2013

Il teatro Libero di via Savona a Milano non si smentisce con le sue proposte all’avanguardia e in un certo senso di nicchia, per veri intenditori non solo di teatro, ma anche di letteratura. In questo caso la narrativa americana di Raymond Carver, conosciuto come  il padre del minimalismo statunitense.
L’idea  del regista Corrado Accordino di mettere in scena alcuni personaggi emblematici tratti dai racconti del lo scrittore, mancato nel 1986, a soli 50 anni, racchiude la capacità di mettere in scena una vita ,  tante vite nel loro quotidiano qualunque, nella poetica e talvolta nella disperazione di vivere, che cosi bene Carver ha descritto. Come non ricordare “Vuoi star zitta, per favore?” oppure “Nessuno diceva niente” o ancora “Biciclette, muscoli e sigarette”. Titoli presi dalla vita di tutti i giorni. Come gli eroi antieroi di Carver.

Le piccole vite  quotidiane sono i problemi di tutti i giorni, la ricerca di un lavoro, le relazioni affettive, spesso problematiche, il senso di vuoto che riempie quelle vite a rischio di sbando in qualunque momento, quando ormai ci si era abituati alla fatica di vivere. Questi alcuni dei contenuti che “Per favore niente eroi” porta sul palcoscenico grazie a personaggi che personaggi non sono, perché mescolati a tutti noi. Anche simbolicamente in mezzo al pubblico, volutamente  senza barriere , senza rialzi, ma coinvolti dalle battute dello stesso Accordino, che impersona Carver nella veste di narratore.

Spesso sono coppie gli “eroi” di Carver: la scena dei due coniugi che hanno fatto le rispettive valigie, perché impossibile proseguire la vita in comune, che pero’  non ce la fanno a togliersi le fedi dal dito, dopo anni la fede è lì, incastrata , come incastrate  sono le loro esistenze, nel calcare delle proprie abitudini. E’ palpabile questa fatica, pur semplice apparentemente, ma difficile nella realtà quando si prova a decidere di cambiare qualcosa nella propria esistenza. E qui il regista e gli attori sanno trasferire sulla scena  tutta la poetica delle pagine di Carver, con poche battute, con la penombra e le luci fioche dietro i paraventi, con le telefonate interminabili, con gli sprazzi di felicità che durano solo qualche attimo.

La moglie che aspetta il marito nella notte , mentre lui è chissà dove, gli abiti discinti, il risveglio tardo dopo la notte insonne, tutto comunica il senso di una quotidianità difficile, che scorre come un torrente che incontra continui ostacoli tra i massi improvvisi posti sul suo cammino.
Mai come oggi è parsa attuale questa rappresentazione di verità: la ricerca di un lavoro che non sarà mai stabile, lo stesso Carver ne ha cambiati a decine, spesso ripartendo da zero.  La  propria fragilità nella disperazione di vivere annegata nell’alcool , Carver era stato alcolista per un lungo periodo della sua vita. L’ansia di affrontare il futuro, di chiudere quando occorre col passato, l’angoscia di vivere che Carver ha sublimato nella  sua narrativa in una ricerca spasmodica di tempo, quel tempo  per lui prezioso strappato al quotidiano per poter scrivere, accettando lavori di qualsiasi tipo per mantenere la famiglia. La sua vita matrimoniale in brandelli,  le sue insofferenze improvvise, il facile rifugio nell’alcol.
Infine, la vita intensa ma breve, come non poteva non essere nella scia degli scrittori maledetti  della beat generation,  trova la morte nel pieno della maturità, per una malattia incurabile. Come non pensare al suo fratello maggiore Jack Kerouack, morto a 54 anni on the road? Come non pensare a Hemingway, ai suoi racconti che Carver aveva saputo ancor più ridurre al minimo indispensabile espressivo. Ma proprio  per questo altamente poetico.
Lo scroscio di applausi del pubblico, i molteplici richiami sulla scena degli attori e del regista, confermano la qualità dell’opera che termina al Libero oggi 17 febbraio, ma che ci auguriamo possa ritornare per una riproposta, la prossima stagione.
Vorrei concludere con le parole di apertura della commedia, pronunciate dal regista e che sono dello stesso Carver «… quando vivete un momento nella vostra vita che vi ha emozionato, un incontro che vi ha cambiato il modo di guardare le cose, o se sentite, semplicemente, ma nella maniera più profonda e intima, che qualcosa vi ha scosso, cercate di scoprire cos’è, quale azione, quali parole, quale sguardo vi ha emozionato. Quindi descrivete questo avvenimento, rendendolo il più possibile chiaro, semplice, accessibile, in modo che possa diventare parte dell’esperienza di tutti…».

Paola Federici

Teatro Libero , via Savona 10 – Milano


E’ possibile prenotare nelle seguenti modalità:
via e-mail scrivendo a biglietteria@teatrolibero.it o 
chiamando allo 02 8323126


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