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Per non dimenticare: 24 Aprile Giornata della Memoria del Popolo Armeno

Virginia Francesca Grassi
24 aprile 2013

Durante il primo conflitto mondiale la Turchia, area dell’ex Impero Ottomano, fu lo scenario del genocidio del popolo armeno, tra il 1915 e il 1923.

La pianificazione e l’esecuzione della prima pulizia etnica del XX secolo avvenne in seguito alla presa del potere nel 1908 dei Giovani Turchi, che avevano progettato la modernizzazione del Paese e la riorganizzazione dello Stato su una base nazionalista, che prevedeva un’omogeneità etnica e religiosa.

A pagarne le conseguenza furono gli armeni, presenti nell’area anatolica sin dal VII sec a.C., che diventarono “razza maledetta”, “ghiavur”, “infedeli”. Con le loro richieste di autonomia di stampo occidentale costituivano un ostacolo al progetto governativo.

La deportazione nel deserto di Der-Es-Zor, le marce della morte, il massacro, lo sterminio: i fatti del 1915 erano già stati preceduti nel 1894-96 dai pogrom condotti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo dei Giovani Turchi.

Ad oggi le stime calcolano un milione e mezzo di morti.

Per non dimenticare, il 24 aprile di ogni anno si ricordano le vittime di questo dramma, troppo spesso ignorato, dimenticato o addirittura negato.

Il silenzio-assenso di tutte le grandi potenze europee nei confronti di questa tragedia e del suo insabbiamento da parte della Turchia – che ha cercato di ricondurre i massacri agli eventi più generici della Prima guerra mondiale, negando un piano specifico di sterminio ed epurazione – è stato vergognoso.

Solo nel 1985 il genocidio è stato formalmente riconosciuto dall’ONU e in seguito (1897) anche dal Parlamento Europeo. Nel 1991 l’Armenia si è vista riconoscere la propria indipendenza.

Ricordiamo inoltre che il governo turco tutt’oggi continua a rifiutare di riconoscere il genocidio ai danni degli armeni. L’atteggiamento negazionista si è concretizzato più di una volta con le condanne da parte della magistratura turca fino a tre anni di reclusione previste per chi nomina in pubblico l’esistenza del genocidio degli armeni, in quanto gesto anti-patriottico. Rischio che ha toccato – fortunatamente senza esito – anche il Premio Nobel per la Letteratura 2006 Orhan Pamuk, a seguito di un’intervista ad un giornale svizzero in cui accennava al fenomeno.

Ma contro chi nega e chi minimizza, contro chi si oppone al tentativo di riflettere affinché la Storia non si ripeta, il ricordo è l’arma più forte.

Virginia Grassi