Letteratura

Per Princesa, Tito e tutti gli “altri”

staff
10 giugno 2012

“Saggi e testimonianze intorno al pensiero di Fabrizio De André”: il sottotitolo già spiega tutto, con la chiarezza che diventerà una delle caratteristiche più apprezzabili del volume.
Saggi sul pensiero, attenzione, e non sulla persona. Gli interventi di “Ai bordi dell’infinito”, nati dalla riflessione sul grande cantautore e raccolti dall’attivissima Fondazione Fabrizio De André, non avrebbero potuto rischiare di cadere in una nostalgia in bilico sul patetismo; il risultato, immaginiamo, sarebbe stato stucchevole e inautentico. Il punto di partenza, tanto per evitare questa eventualità quanto per accostarsi al libro, può essere quello indicato da Giovanna Alimonti: “perché Fabrizio De André”?
A ventitré anni dalla sua morte, lo ricordiamo come un grande artista, come un pensatore sempre originale, inquieto e in cerca, che durante il suo cercare ci ha regalato le perle delle sue poesie in musica. La sua scomparsa ha di certo lasciato un grande vuoto nella cultura e nella coscienza italiana: cosa avrebbe pensato Faber della crisi e della nuova povertà? Come avrebbe reagito alla vittoria della xenofobia e ai ritorni di estremismo?
Perche De André, quindi? Perché le sue idee sono sopravvissute e non appassiscono, anzi, non sono mai state così vigorose. Lo dimostrano gli autori di questo libro: sono voci fresche e sincere, appassionate; note o sconosciute (ma che importa?), tutte vere, raccontano ognuna una storia di lotta e di speranza. C’è l’esperienza di Articolo 3 Osservatorio sulle discriminazioni, che si batte per il riconoscimento dei diritti delle minoranze perseguitate come rom e sinti, oggetto dei più radicati e stupidi pregiudizi. A questo proposito, notevoli le parole del Professore Marco Revelli: “Non esistono notizie certificate di rapimenti di bambini da parte degli zingari, nemmeno una, ma è verissimo l’opposto, che noi sequestriamo quotidianamente decine di bambini alle famiglie rom, con un regolare certificato del Tribunale”. Interessante cambio di prospettiva, sintomo di un’elasticità mentale che purtroppo appare rara in un Paese invecchiato e spaventato da ciò che non conosce.
O ancora, per citare solo qualche intervento, quello del Progetto O’Press, che si occupa della riabilitazione sociale – quella vera – dei detenuti al carcere Marassi di Genova; oppure quello di Gabriele Catania, psicoterapeuta all’ospedale Sacco di Milano e presidente dell’associazione Amici della Mente onlus. E Vladimir Luxuria si pronuncia contro ogni  discriminazione di tipo sessuale, per rendere giustizia a tutte le Fernanda Farias –  meglio conosciuta come Princesa.
Il pensiero di De André, il suo impegno verso gli ultimi, gli altri che a stento riconosciamo come esseri umani, non è mai scomparso. La sua forza sta nell’indignazione non fatta di vuote parole, ma concreta e, come ricorda don Andrea Gallo, “che ha subito prospettiva”: ha guidato Fabrizio e da lui è passata a tutti questi testimoni che con grande onestà si raccontano in “Ai bordi dell’infinito”.
Continuatori, come potremmo essere tutti, sinceri e umili, di un grande e molto umano messaggio di solidarietà gratuita, di – le parole sono ancora di don Gallo – disinteressato “amore a perdere”.

 

Maria Stella Gariboldi


“Ai bordi dell’infinito”, Fondazione De André Onlus, a cura di Elena Valdini, Chiarelettere, pp.230


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