Arte

Per un’estetica “politica”: “Aspettando l’Expo”

staff
5 novembre 2011


Dal 27 Ottobre al 22 Dicembre un’arte appassionata si offre con una potentissima carica espressiva al pubblico milanese “pensante”; si tratta dell’esposizione di Domenico Marranchino che trova degna cornice nell’accattivante showroom “Republic of Fritz Hansen”. L’opera dell’artista si colloca in una dimensione dialettica feconda, nella quale il dialogo fra pittura e design trova concretezza in un duplice percorso teso ad indurre lo spettatore ad uno stupore concepito come radice di una riflessione sulla Totalità, che è unione armoniosa di particolare ed universale.
A partire da questa prospettiva la lettura delle splendide tele di Marranchino si coniuga perfettamente all’analisi delle 30 sedie 7™ della Fritz Hansen, da lui impiegate come inedito supporto per i propri dipinti.
La tecnica della spatola, la materia pittorica densa e vibrante, nonchè un linguaggio spontaneo e sorgivo, espressione manifesta di un sentire sincero, scevro da intellettualismi, sono costanti stilistiche del pittore milanese.
In tale ispirazione quasi neo-futurista il tema centrale è la “città che sale”, per dirla con Boccioni. Ed è in questa vibrante tensione in cui spazio e tempo si fondono in una velocità trasognata, da cui le figure umane sono fondamentalmente escluse, che si attua la rivoluzione copernicana di Marranchino.
Si tratta di un’autentica rivoluzione nel senso etimologico del termine: assistiamo ad un “revolvere”, cioè ad un ritorno ciclico all’indietro, ad un rifarsi ad una tradizione passata-quella futurista-per impossessarsi di una solida base grazie alla quale superare il presente. Tale ritorno, finalizzato ad un oltrepassamento delle banalità contemporanee, risulta capace di generare il nuovo. L’aspirazione utopica del Futurismo ad una civiltà innovativa e dinamica, capace di abbattere un mondo avvertito come privo di spinte propulsive, è riscoperta attraverso la mediazione di uno sguardo critico, che grazie alla conoscenza delle condizioni delle reali megalopoli moderne inietta una buona dose di inquietudine sul ruolo della tecnica e del regno della quantità.
Ma poiché, citando Holderlin, “dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”, l’Expo è atteso come un’occasione decisiva per Milano. Un’arte politica, dunque, nel senso greco del termine: non come sostegno ad un’egoistica
competizione partitica ma come estetica riferita intimamente alla “polis”, alla città che è piena coincidenza di “urbs” e “civitas”, di struttura urbanistica e di società civile.
É tale valenza simbolica che questi “oli su sedia” rivelano in una sintesi artistica bene illustrata dallo storico dell’arte Paolo Bolpagni, che sottolinea come la creatività prorompente, calda, adorabilmente “meridionale” di Marranchino possa stare in perfetto equilibrio con l’essenzialità misurata e “nordica” del design di Jacobsen e della Fritz Hansen.

 

Luca Siniscalco


Potrebbe interessarti anche