Perché ci piace tanto la cronaca nera?

Rosa Vittoria
19 settembre 2013

tv1

Ad ogni emittente la sua trasmissione di cronaca nera, casi irrisolti e da risolvere. E così, in questa stagione televisiva che è appena ripartita, ogni sera potremmo restare incollati davanti al televisore a sentir parlare di omicidi, misteri o sorbirci qualche serie TV che fa del crimine il nostro pane quotidiano.

Siamo diventati un popolo di spettatori ormai abituato a guardare distaccato ogni forma di male e peccato che attanaglia l’animo umano? Perché ci appaga nutrirci con la vista dei gesti folli di cui l’uomo sembra essere capace? Ci fa forse sentire più al sicuro perché pensiamo di non essere così? Ci fa illudere di riuscire a separare più facilmente il bene dal male e a farci stare dal lato dei buoni? Su questo argomento, non mi interessa parlare di format e conduttori – tutti bravi e di grande esperienza professionale. Mi chiedo solo perchè Sarah, Garlasco, Cogne, Parolisi, come in un agghiacciante reality, ci siano diventati familiari quasi come protagonisti di un film di cui, ad ogni puntata aspettiamo il seguito. Plotoni di corrispondenti impegnati, dalla scena della delitto o davanti a qualche tribunale popolato in modo imbarazzante da curiosi, a somministrarci qualche scoop o inquietante dettaglio. Plotoni di esperti, genetisti, avvocati, scrittori di gialli, impegnati a fornirci la loro versione ed a dibattere, come se si fosse in un’aula di giustizia. E plotoni di familiari che, costretti a dar voce alla loro tragedia, accettano di essere violati per mesi su quanto è a loro più caro… A me, le loro lacrime trattenute con voce strozzata, commuovono.

Noi alla fine spegniamo la televisione ed andiamo a dormire. Loro tornano a casa con un dolore che nessuna legge potrà attenuare. Per paradosso, mentre la maggior parte di questi casi sono irrisolti o sembrano essere caratterizzati da errori madornali commessi durante le indagini, gli italiani diventano sempre più esperti di test di Dna e posseggono virtualmente kit del piccolo criminologo. Qual è l’uovo e qual è la gallina? E’ il bombardamento mediatico su tragedie e psicodrammi che da sfere che dovrebbero restare riservate e personali, invade e pervade invece la coscienza collettiva, o siamo noi un popolo atto ad una declinazione del voyeurismo? Cos’ è che di tutto questo affascina e contagia non solo gli italiani? Non dovremmo forse pensare che ci sono materie, delicate, che andrebbero valutate solo nelle opportuni sedi? E chiederci fino a che punto è giusto discutere di questi fatti assurdi come se parlassimo della lista della spesa. E’ plausibile, infine, ritenere che l’osservazione del male produca emulazione?

Per il momento io ho solo domande e quasi nessuna risposta. Sono solo spunti di riflessione. E voi cosa ne pensate?

Rosa Vittoria