Psicologia

Perché ci sentiamo persi nella vita (o la sindrome della deriva)

staff
12 settembre 2013

Lucia Giovannini

Cari lettori,
oggi iniziamo un appuntamento settimanale con la crescita personale!
Di volta in volta toccheremo temi come il benessere, la comunicazione, la gestione dello stress e delle emozioni, lo sviluppo dei propri talenti, la felicità, la relazione con noi stessi e con gli altri.
Questo spazio insieme vuole essere un aiuto per affrontare meglio i cambiamenti della vita e allo stesso tempo vuole fornirvi degli strumenti utili per creare i cambiamenti che desiderate.
In ogni puntata vi presenterò degli esercizi da fare, vi suggerirò delle idee da mettere in pratica o, ancora, vi porrò delle domande che vi permetteranno di diventare i coach di voi stessi.
E tutte le settimane ci sarà una “perla” in esclusiva per voi.
Buona lettura e buona vita!
Lucia

Quando non riusciamo a capire come mai siamo finiti a fare il lavoro che facciamo, sopraggiunge la sensazione di essere alla deriva. Sembra che invece che pianificare la nostra carriera, ci siamo lasciati andare lungo la corrente. O forse avevamo un piano, ma una scarsa capacità di portare a termine le cose e/o alcuni colpi duri della vita l’hanno cambiato e così ci siamo lasciati andare. La verità è che molti di noi si sono trovati in qualche modo alla deriva, qualsiasi cosa stessimo facendo.
E solo pochi hanno pianificato ogni passo e sono stati in grado di procedere
intoccati dal caos della vita per arrivare esattamente dove volevano. Sentirsi alla deriva è l’innesco emotivo del sentirsi senza direzione.

Ecco 7 motivi che ci spingono a finire alla deriva (e 7 modi per ritrovare la strada).

1) Troppo impegnati per la passione
Provare passione per la propria occupazione, è una cosa fantastica. Ma per molte persone il lavoro è ciò che gli permette di pagare le bollette e non uno sbocco per le loro passioni più profonde. E se pensiamo che siamo troppo occupati per fare qualcosa di cui siamo davvero appassionati, allora finiremo per sentirci annoiati, se non persi. Come scrivo nel mio libro Crea il lavoro che vuoi abbiamo solo due scelte, o facciamo della nostra passione il nostro lavoro o troviamo dei modi per amare ciò che facciamo. E per capire cosa amiamo è necessario ritagliarsi un po’ di tempo da dedicare alle proprie passioni, siano esse la musica, l’arte, scrivere, il cinema, fare volontariato, ecc… Se siete sempre troppo impegnati per la passione, la routine vi sta aspettando!

2) Non riuscire ad individuare uno scopo
Proprio a fianco della passione, c’è la necessità di sentire che quello che fate ha uno scopo, una significativa ragione di essere. Molte delle persone che lavorano a piccoli obiettivi sembrano essere distaccati dallo scopo principale e i loro supervisori non si sentono obbligati a “unire i puntini” (qualora sapessero dove sono tutti i puntini e che cosa significhino). E’ difficile sentirsi motivati dall’alto significato della tua occupazione se hai solo un vago senso del perché ciò che fai contribuisce alla visione d’insieme. Questa è una ragione ulteriore per cercare di trovare una alternativa che vi appassioni, perché questo vi aiuterà a ritrovare la sensazione di avere uno scopo.

3) Assenza di sostegno sociale
Quanti di noi possono contare su un gruppo di sostegno? Viviamo la nostra vita ampiamente slegati dagli altri, eccetto che per bisogni specifici e questo contribuisce al senso di isolamento – che ironicamente sta aumentando proprio mentre i social network stanno toccando il culmine.

4) Sovraccarico cognitivo
Questo è probabilmente il più facile da descrivere perché ci tocca tutti e con intensità crescente. Semplicemente, abbiamo troppa roba nelle nostre menti da gestire giorno dopo giorno. Senza un sistema esterno di gestione, non possiamo non sentirci sovraccaricati e questo contribuisce alla sensazione di difficoltà di fronte alle responsabilità e le richieste che affrontiamo senza sosta. I nostri cervelli non si sono evoluti per essere assillati da informazioni e consumismo senza fine in società sovraccariche di tecnologia, quindi dobbiamo trovare gli strumenti per scaricare i nostri cumuli cognitivi, o si annega.

5) Concentrazione frammentata dalle distrazioni
Almeno una volta al giorno guardo il mio IPhone e penso seriamente di tirarlo in mezzo al traffico. Abbiamo a nostra disposizione così tanti modi di connetterci, ma l’iper connessione porta inevitabilmente ad avere un’attenzione frammentata. Quando non riusciamo a concentrare il nostro tempo e la nostra energia su un progetto senza essere distratti dai nostri smart phone, email, ultime notizie, televisione e quanto altro ancora che ci sfreccia a fianco ad alta velocità, è naturale sentirsi distaccati dal progetto e smarriti circa il modo in cui portarlo a termine. Se vogliamo fare un lavoro di qualità occorre bloccare le distrazioni; non c’è altro modo di portare a termine il nostro lavoro in maniera costante e goderci il risultato.

6) Un’alimentazione non sana annebbia la mente
Oramai sappiamo tutti che l’ossessione culturale per il fast food ci sta portando ad una epidemia di obesità e una serie di problemi di salute come il diabete, la pressione alta e malattie alle coronarie. Ma ci sono anche molti indizi che la quantità di grassi saturi, sale e carboidrati semplici che ingeriamo li paghiamo con la nostra abilità di pensare chiaramente. Nel tempo, la mancanza di velocità di pensiero e memoria finiscono per farci sentire smarriti, specialmente per chi di voi ha superato gli anta (cinquanta, non quaranta!) e si guarda indietro, quando quelle capacità erano molto più affilate. Una ragione in più per stare lontani dal take away e cucinare (anzi s-cucinare e mangiare frutta e verdura raw!) a casa.

7) Le immagini dei media creano false aspettative
Sembra che ci innamoriamo sempre di qualsiasi immagine perfetta o ideale creata dai media. Che sia l’aspetto della supermodella o l’auto di lusso che ognuno di noi merita di avere per Natale – scegliete voi – è tutta fantasia resa commerciale. Ma quando ti scopri a paragonarti a quella fantasia per – naturalmente – cadere poco dopo, è deprimente. Pensiamo: Se quello è ciò che ti fa essere di “successo”, allora chi sono io? Notate che l’effetto è così insidioso che ci facciamo questa domanda senza nemmeno accorgercene. Col passare del tempo queste domande possono farci sentire persi. Ma ciò non accadrà se cerchiamo di ricordare a noi stessi che vendere è il motore primario di tutte le fantasie commercializzate che vediamo. E che la famiglia perfetta non esiste.

Esercizio di chiusura per i lettori di Luuk Magazine
Un esercizio per fare il punto della situazione e capire meglio in che direzione si sta muovendo la vostra vita (e agire di conseguenza!).
Prendi un foglio e dei pennarelli colorati e disegna una ruota divisa in 8 spicchi. In ognuno di questi spicchi scrivi una di queste parole:

relazioni sentimentali
amicizie
lavoro
denaro
salute e vitalità
spiritualità
tempo
studio/conoscenza

Scegli un colore per ogni spicchio. E ora partendo dal centro riempi ogni spicchio a seconda di quanto quell’area è soddisfacente in questo momento della tua vita. Se ad esempio ti senti in grande salute, sei nel tuo peso forma e sei pieno/a di vitalità e il voto che daresti a questa area della tua vita è 10 puoi colorare tutta la fetta della salute. Se per esempio non ami molto il tuo lavoro e non ricevi altre gratificazioni da esso se non il compenso economico (e questo ovviamente non ti basta più) e il voto che dai all’area lavoro è 5 colora la fetta del lavoro solo fino a metà e così via. Alla fine osserva attentamente la tua ruota. Cosa noti? Vorresti che una ruota della tua macchina fosse così? Che cambiamenti hai bisogno di operare?

Lucia Giovannini

Breve Bio di Lucia Giovannini
Ha un Doctorate in Psychology e Counselling ed è membro dell’American Psycological Association. E’ trainer di programmazione Neurolinguistica e Neurosemantica e nel 1999 ha fondato l’Associazione BlessYou! che si occupa di sviluppo della consapevolezza personale e sociale. Autrice di numerosi libri e articoli, tiene corsi per privati e aziende in tutta Europa e in Asia e con le sue attività sostiene diversi progetti no-profit.

A cura di Barbara Micheletto Spadini


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