Perché le Mamme non possono avere tutto?

Patrizia Eremita
24 febbraio 2013

Care Mamme, oggi voglio prendere spunto da un articolo pubblicato dal Corriere della Sera pochissimi giorni fa, che mi ha molto colpita. Si tratta di una vera e propria fotografia della nostra società, che finalmente si sta rendendo conto di quanto per il mercato del lavoro e per le grandi aziende sia importante non perdere talenti femminili di valore.

L’’articolo riprende quanto scritto dal Wall Street Journal, il quale denuncia palesemente che «Stiamo perdendo talenti e competenze». Questo perché spesso la maternità costringe le donne ad abbandonare le proprie posizioni professionali, proprio per la grande difficoltà di conciliare l’’impegno privato richiesto in famiglia con quello lavorativo.

E’ stata una grande società di consulenza internazionale a fare pubblico “mea culpa”: ha riconosciuto di aver perso negli ultimi anni professionalità femminili di qualità, ed oggi pianifica di correre ai ripari iniziando un processo di riassorbimento per non disperdere il capitale umano e le relative competenze.

Così va il mondo. Fino ad oggi abbiamo visto e sentito molte storie di donne costrette a rinunciare al proprio ruolo in azienda a causa delle aspettative di capi e gestori di risorse umane troppo legati a vecchi modelli. Gli stessi che pensano che stare in ufficio 10 ore al giorno sia il minimo per poter mantenere una posizione di rilievo in azienda.

Ma se non guardiamo all’’Italia le cose sono ben diverse: sapete come funziona all’’estero, in altri Paesi dell’’area CEE?

Spesso e volentieri, a prescindere dalle posizioni ricoperte (impiegatizie o manageriali), l’’idea di professione è molto flessibile, tanto da prevedere l’’adozione del lavoro in remoto, da casa, in alcuni giorni della settimana e secondo obiettivi ben precisi.

Perché non è affatto vero che chi sta in ufficio 10 ore al giorno è più produttivo e/o ottiene una miglior performance in termini di risultato.

E in più, pensate: cosa comporta un lavoro così elastico per l’’impiegato o il manager in questione?

Che non deve impiegare ore nel trasferimento da casa all’’ufficio e può godere di una maggiore flessibilità in modo da mantenere il più possibile un buon equilibrio tra famiglia e lavoro.

Questo è quello che vorrei vedere anche qui in Italia, un Paese ancora troppo attaccato a dei vecchi cliché e che mi auguro prenda esempio dai modelli che funzionano all’estero.

Che dite, ce la faremo a cambiare questo vecchio modo di pensare? Possiamo immaginare di raggiungere una cultura della sostenibilità anche per le donne e per le mamme?

Io ci spero proprio. Ecco, magari non fra 30 anni! E voi?

Patrizia