Cinema

Peter Jackson torna nella Terra di Mezzo

Giorgio Raulli
13 dicembre 2012

Un giovane Bilbo Baggins (Martin Freeman), insieme ad un gruppo di 13 nani e al mago Gandalf (Ian McKellen), si avventura verso il regno di Erebor alla ricerca del tesoro sorvegliato dal drago Smaug. Tra i molti pericoli, lo hobbit finirà nella grotta di Gollum, dove entrerà in possesso dell’anello di Sauron.
Peter Jackson non poteva evitare di tuffarsi di nuovo nell’universo immaginario fantasy creato dallo scrittore inglese dopo l’enorme successo della trilogia de “Il Signore degli Anelli” (in particolare quello de “Il ritorno del re”, vincitore di 11 Oscar). Già l’americana NBC aveva attinto al romanzo per un film TV di animazione nel 1977, ma la storia fu sviluppata per un pubblico infantile, tra canzoni e trame semplificate; oggi, finalmente, possiamo vedere le pagine di Tolkien prendere vita sul grande schermo, in una trilogia tutta nuova: dopo “Un viaggio inaspettato”, potremo gustare due altri film, “The Desolation of Smaug” e “There and Back Again”. Quella di scindere “Lo Hobbit” in tre parti è stata una scelta azzardata intrapresa dalla produzione, volendo sfruttare anche le ricche appendici scritte ne “Il Signore degli Anelli”.

Come per i tre film con Frodo, anche in questo caso è degno di nota il lavoro di costumisti e scenografi, contributo decisivo a quella spettacolarità che ci si aspetta da un film del genere (oltre agli effetti speciali ovviamente). Gli sceneggiatori hanno inoltre lavorato molto sulle figure dei tredici nani, costruendo varie personalità ben distinte e caratteristiche: tra tutti spicca Thorin Scudodiquercia e la sua forza d’animo travolgente. È comunque abbastanza evidente una certa difficoltà nel restituire l’abbondante ricchezza descrittiva di Tolkien sacrificando momenti più accesi e dominati dall’azione.
“Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato” dividerà senz’altro il pubblico in chi resterà ammaliato dallo scoprire preziosi antefatti alle trame de “Il Signore degli Anelli”, e in chi sarà insoddisfatto di alcune forzature (quasi) obbligatorie quando si mettono le mani su un universo articolato come quello creato dallo scrittore britannico.

Infine, non è da sottovalutare la scelta di girare la pellicola in 48 fotogrammi al secondo: in questo modo per gli spettatori l’impressione di realtà sarà molto più forte; un’arma a doppio taglio che, se da un lato, con l’aiuto ulteriore del 3D può coinvolgere al massimo il pubblico, dall’altro potrebbe svelare gli ovvi inganni cinematografici degli elementi di scena, dato che con un simile formato l’immagine migliora notevolmente in chiarezza e nitidezza, avvicinandosi alla vera percezione dell’occhio umano. Ma ognuno potrà scegliere tra le varie proiezioni in 48fps 3D, 24fps 3D o nell’affidabile e rassicurante 24fps in 2D. In ogni caso, buona visione!

Giorgio Raulli


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