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Leggere insieme

Piano Piano

Marina Petruzio
20 marzo 2016

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Sono tante le cose che si fanno piano piano. È la frase con cui si apre questo albo di Debora Underwood, illustrato da Renata Liwska, per Rizzoli.
Sono tanti gli accadimenti che hanno bisogno di quiete per essere compresi, affrontati, accettati. In una parola metabolizzati.
Per creare un clima adatto qui si parte da illustrazioni dai colori gentili. Tutto è soffuso, come ovattato. Un fitto tratteggio a matita rende più basso il tono dei colori, pelosi gli animali antropomorfi protagonisti della narrazione, increspa l’acqua del mare come se fosse un refolo d’aria, rende più spumosa la schiuma del bagno e più alta l’erba del prato.
L’arancione dei risguardi è cremoso come la tinta assorbita da un muro esposto al sole. Le pagine hanno i toni del grigio chiaro, di un infantile verde appena sporcato di grigio, il rosso non è tale ed il bianco non appare. È un albo quieto come lo qualifica il titolo originale: The Quiet Book, tradotto in Italia con Piano piano.
Non c’è nulla che s’agiti o che si sbracci per attirare l’attenzione, basta quel leprotto addormentato lì, sulla prima e quarta di copertina. Tolta la sovracoperta, in quel verde reseda privo di testo, neppure il titolo, sta sdraiato sulla sua ombra finemente tratteggiata, sulla pancia e poi girato mostrando il suo codino, il tecnico delle orecchie anche lui addormentato. L’espressione sorridente di chi quel sonno, meritato dopo tanto studio, se lo sta gustando sdraiato sui libri abbandonati, quieti anche loro, di matematica e geografia.
Chi ascolta si fa così, quieto spettatore anch’esso di piccole, quiete, scene di vita quotidiana da mane a sera.

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Piano piano ci si sveglia. La nuova giornata va accolta con sereno raccoglimento, con quella calma che più tardi sosterrà nei momenti più frenetici, nei piccoli intoppi quotidiani, come quando il miele impiastriccia le dita che per difendersi lasciano la presa: il miele cola, il panino cade. Contenere la rabbia della frustrazione per aver perduto la propria merenda richiede un tempo lento, quiete. Piano piano si potrà pensare di sedersi sul prato, le proprie cose abbandonate attorno ma non distanti, a godersi il concerto di un passerotto, facendo piano per non spaventarlo, lasciando che quel suono e la quiete di quel momento rendano la serenità perduta e la forza di affrontare ed accettare un momento di esclusione e solitudine quando i compagni si raccontano piano piano segreti dai quali si resta lasciati da parte.

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Scarabocchiarsi sul muro. Vergogna o gioco a rimpiattino quel nascondersi dietro la sedia per non farsi vedere e magari non vedersi, mortificati dall’accaduto. E solo per un disegno ben fatto, con cura e particolari, colorato piano piano solo sulle pareti di scuola. Regole dei grandi.
Ci vuole molta quiete, bisogna fare piano piano con quella sensazione di solitudine ed abbandono che cerca di farsi spazio quando si rimane soli, sui gradini di scuola. Aspettare piano piano, sempre più stretti in sé, ultimo fra tutti ad esser preso in grembo, l’unica cosa che ti lega a casa, capace di conforto in quel momento: la tua cartella. Disagi dei piccoli.

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Così di seguito attraverso le tappe, tutte importanti, di una giornata socialmente e personalmente impegnativa. Come lo sono i giorni dei bambini fra mille stati d’animo, fra tante esperienze tutte nuove. Fan parte del crescere, anche nelle piccole cose di tutti ma proprio tutti i giorni, non è gratuito.
Piano piano si arriva a sera e al quieto rito della buona notte, dopo le bolle del bagno caldo che lavan via piano piano gioie e dolori. La favola letta al proprio amico, tu leprotto, lui orsetto. Diversamente pelosi.
Piano piano e con cura sdraiarlo al suo posto là, sulla mensola, mentre tu quieto ti infili al tuo posto là, sotto il piumone pronto per prendere quel bacio lieve e piano dalla mamma, quello che ti accompagnerà caldo lieve e piano sulla tua guancia per tutta la notte.
Non ci sono tracce, la giornata non ha lasciato brutte sensazioni, piano piano ogni cosa è stata affrontata e con i propri tempi, piano piano accettata, ed ora c’è spazio per una furba marachella prima che il sonno colga all’improvviso con le palpebre che si abbassano piano piano.

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Piano piano si è parlato di calma e di donare un tempo prezioso per comprendere, far esperienza e crescere anche qui, in Un piccolo passo, in Finalmente qui e in Aspetta.
Buon tempo piano piano.

 

Piano Piano
una storia quieta di Deborah Underwood illustrata da Renata Liwska
Traduzione: Paola Parazzoli
Editore: Rizzoli
Euro: 12,00
Età di lettura: da 3 anni


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