Arte

Picasso e Vollard: l’Artista ed il Manager

staff
26 maggio 2012

Ad oltre un secolo di distanza, le acute riflessioni contenute ne “Il critico come artista” di Oscar Wilde, riguardo al ruolo del critico all’interno del panorama artistico moderno, appaiono sempre più avvalorate: spesso si constata con sgomento l’eccessiva preminenza di fini e quotati intellettuali rispetto al senso intrinseco dell’opera proposta.
Laddove creazioni fragili ed inespressive assurgono a “grandi opere d’arte” grazie alla sponsorizzazione di circoli elitari e mercanti d’arte, nonché in virtù delle doti retoriche di abili critici, insorge un meccanismo palesemente errato, attraverso cui la comunicazione fra l’artista ed il pubblico risulta interferita e minacciata nella sua autenticità.
É poi importante considerare anche l’altro lato della medaglia: sempre con Wilde, si può sottolineare la nobiltà e la creatività della facoltà critica, quando viene esercitata onestamente, nel tentativo di approfondire il valore simbolico, tematico e storico delle opere artistiche. Lo stesso vale a mio avviso per la professione del gallerista e del mercante d’arte.
Ad arricchire le mie considerazioni sul rapporto fra artista e pubblico interviene la splendida mostra  “Picasso e Vollard. Il genio e il mercante”, allestita sino all’8 luglio 2012 presso l’Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti di Venezia.
L’esposizione intende infatti occuparsi dell’approfondimento della relazione esistente fra il gigante della pittura novecentesca ed il prestigioso mercante d’arte francese. L’iniziativa, curata da Claudia Beltramo Ceppi, propone un percorso espositivo con oltre 150 opere, tra cui la serie completa delle 100 incisioni della “Suite Vollard”, la “Minotauromachia”, forse l’assoluto capolavoro grafico di Picasso, le 30 acqueforti originali per l’”Histoire Naturelle” di Buffon, le acqueforti dei “Saltimbanchi”.
La mostra ha una doppia valenza: da un lato delinea la collaborazione umana e lavorativa fra Picasso e Vollard, suggerendo riflessioni estremamente moderne sul mondo dell’arte contemporanea; d’altro canto offre ai visitatori la possibilità di ammirare opere poco note dell’artista spagnolo, segnate da una notevole eterogeneità stilistica grazie a cui si può tratteggiare sinteticamente il percorso che condusse il pittore ad abbandonare la perfezione stilistica di cui era ampiamente capace per dedicarsi ad una ricerca concettuale destinata a sfociare nel cubismo.
La complessa relazione che coinvolse radicalmente i due uomini prolungandosi per quasi quarant’anni, fino alla morte di Vollard nel 1939, merita certamente tale indagine critica: è anche attraverso il manager che si capisce l’artista.

 

Luca Siniscalco


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