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Leggere insieme

Piccolo Indiano

Marina Petruzio
2 ottobre 2016

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Quel che non si vede più negli albi e nei libri dedicati all’infanzia Quentin Gréban lo porta in primo piano sulle cover degli ultimi due albi pubblicati in Italia da LO editions: Piccolo Indiano e Billy. Un indiano alle prese con un’impresa che consacrerà il suo nome da vero indiano e Billy uno sceriffo molto in erba.
Indiani, cowboys e vecchio West continuano a restare nell’immaginario infantile con pistole a volte a tappo e archi con frecce dalle fogge e materiali più fantasiosi o, più semplicemente, mimati dalle mani quando il gioco è improvvisato e inaspettato. Si stenta a credere per cui che siano proprio spariti dalla letteratura rivolta a questi intrepidi sognatori di avventure polverose, inseguimenti, fortini, danze della pioggia e bellicose urla. Eppure…
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Un’illustrazione dettagliata senza essere pedissequa, che lascia spazio all’incanto dell’immaginazione, animali antropomorfi che si muovono in un ambiente reso polveroso dalla grana della carta usata per le tavole ad acquarello, tecnica prediletta da Quentin Gréban. Dove il calore del sole e la luce accecante sono resi perfettamente, tanto da sentire il bisogno, come Piccolo Indiano, di schermarsi gli occhi con una mano. Dove il vento carico di sabbia tinge l’azzurro del cielo di beige, spettinando le piume del copricapo de Il Grande Sachem, l’anziano capo tribù. È in questo contesto che Piccolo Indiano, all’alba dei suoi 7 anni, attende di ricevere il suo vero nome da indiano. Quello che lo distinguerà nella sua tribù, quello per cui tutti lo riconosceranno, quello per cui tutti scopriranno, e sempre avranno presente, le sue doti, ciò che si è meritato per un’impresa che solo lui è stato capace di compiere.
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Eh sì! Facile dire impresa. Un’impresa bisogna compierla! Bisogna esserne capaci, trovare il coraggio. Per avere un nome come Coyote Intrepido o Aquila Solitaria bisogna essere particolari altrimenti…altrimenti finisci per vederti assegnati nomi come Formica Minuscola o Lumaca Bavosa o Bisonte Scoreggione o anche Chiappe Doloranti, che oltre ad essere un po’ schifosi sono un’onta per te e per tutta la tribù.
Povero Piccolo Indiano! Il Grande Sachem gli ha chiesto di tornare al tramonto del sole avendo compiuto qualcosa di straordinario. Ma non è facile quando si è piccoli compiere qualcosa di straordinario come catturare un bisonte selvaggio, prelevare una piuma d’aquila direttamente dal suo nido, un dente d’orso direttamente dalla sua bocca, conficcare le tue frecce in un cappello da cowboy e costringerlo alla fuga!
Già ma, con un cavallo che sembra un pony e poi ancora piccolo, soli 7 anni, come un piccolo indiano…
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È con tutto questo carico d’ansia e meditabondo che Piccolo Indiano fila attraverso la prateria alla ricerca di qualcosa di speciale che lo porti alla conquista del suo totem e del suo epico nome indiano.
Vivendo avventure pazzesche, mettendo alla prova sé stesso, la propria tenacia, astuzia, abilità, arrivando stanco, provato e disilluso, ma pur sempre speranzoso e senza mai tirarsi indietro Piccolo Indiano non si accorgerà neppure, tutto concentrato com’è, di vivere proprio situazioni straordinarie.

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Ciò che di straordinario c’è in quest’albo è un Piccolo Indiano, le sue piccole azioni e quel che di straordinario contengono!

Piccolo Indiano
Storia e illustrazioni di Quentin Gréban
Tradotto Paola Gallerani
Editore LOeditions
Euro 14,00
Età di lettura dai 3 anni


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