Interviste

Pier Luigi Loro Piana, una vita di eccellenza

Emanuela Beretta
13 marzo 2014

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A otto mesi dalla cessione dell’80% dell’Azienda al gruppo LVMH abbiamo incontrato Pier Luigi Loro Piana, vice presidente di Loro Piana.

A otto mesi dalla cessione quali sono le novità?
Il percorso è assolutamente positivo, come avevamo sperato e previsto, con imiei nuovi soci esiste un rapporto assolutamente fluido e prevediamo un buon 2014. Sul fronte francese l’acquisizione ha dato vita ad una collaborazione fattiva e proficua,una maggiore integrazione e conoscenza del nostro know-how tessile e, dal nostro punto di vista, un forte impulso sinergico che garantiràe porteràa forti investimenti nell’ambito del retail.

Per quanto riguarda la tutela del Made in Italy, LVMH trasferirà altrove le produzioni?
L’intenzione non è questa. Il nostro proposito è fare sì che l’azienda, che èpur sempre un’azienda Made in Italy, crei e continui a portare valore e lavoro all’Italia, a prescindere dalla proprietàche la detiene.
Oggi 
l’espressione “Made in Italy”ètalmente importante che molti grandi gruppi stanno ritornando a produrre in Italia nonostante sia così difficoltoso investire nel nostro Paese. Loro Piana è tra i pochi che non ha mai delocalizzato laproduzione e oggi, un investitore estero ha premiato questo valore.

Questa operazione che cosa porterà in termini di qualità?
Personalmente mi auguro che venga sviluppata una sinergia globale. Nella filiera, quella che parte dalla materia prima e arriva al prodotto finito, noi porteremo la cultura di un gruppo che nasce dalla ricerca e dalla capacitàdel fare dove i francesi trarranno il massimo dalle nostre competenze produttive tessili. Viceversa, noi acquisiamo il know-how di un gruppo leader nel retail e nel posizionamento sul mercato globale che ci aiuteràa sviluppare la nostra divisione dei prodotti finiti, la ricerca delle location piùidonee, le tecniche di retail.

Lei, Dottore, continuerà i suoi viaggi e ad essere il timone della ricerca?
Mi è stato chiesto di continuare nei miei progetti. Io sono felice di trasferire il mio know-how nel settore delle materie prime e del tessile che ho acquisito nell’arco di una vita. Monsieur Arnault conta sulla mia collaborazione per trasmettere i valori di Loro Piana che si fondano sulla ricerca e sul prodotto.

Ora state spingendo su nuovi prodotti?
Dopo l’alleanza con la Solbiati, stiamo attingendo alla sua esperienza storica per sviluppare dei prodotti in lino decisamente interessanti che apriranno all’azienda nuovi orizzonti.

Si parla di Made in, ma che ne sarà del Made in Italy?
Il mio messaggio è preciso. Qualsiasi definizione che esuli dal Made in Italy è superflua. Il Made in Italy è un brand insostituibile che non può essere rimpiazzato con diciture come: made in Piemonte, made in Loro Piana. Quello che è obbligatorio difendere è la tracciabilità del prodotto che allo stato attuale èinsufficiente. Noi imprenditori abbiamo rinunciato a impegnarci in queste diatribe, la battaglia politica è complicata e non perdiamo tempo contro i mistificatori. Se, per i troppi ostacoli e cavilli politici e burocratici, non possiamo avere barriere, batteremo i nostri concorrenti sulla qualità, come abbiamo sempre fatto.

Vorrei conoscere la sua ricetta personale per superare la crisi e diffondere il Made in Italy
Suggerisco di esportare di più, perché il mercato mondiale puòassorbire grandi quantitàdi prodotti italiani. Dobbiamo incentivare il turismo verso il nostro Paese e vendere il prodotto Italia, accrescere la sua competitività, aumentare l’efficienza e ridurre i molteplici costi; contano anche il cuneo fiscale, i costi dell’energia, liberarci dalla burocrazia, le spese che coinvolgono lo Stato e il welfare.
La competitività
aumenta quando crescono gli investimenti: in risorse umane, cultura, tecnologia e quando ci sono certezze sul futuro. A parer mio vanno rilanciati gli investimenti in beni strumentali. Io proporrei una nuova legge Sabatini che, dal 1965 permetteva agli imprenditori, attraverso un finanziamento a medio termine, l’acquisto di macchinari a tassi agevolati.

Lei come vede tra tre anni il trend del mercato del lusso in Italia?
Oggi e nel medio periodo la crisi sta toccando la fascia media. Per i clienti europei dei mercati maturi che ricercano una qualità colta, consapevole, ma anche funzionale, il prodotto di lusso continueràa crescere. Se lo sviluppo dell’Europa avrà un trend positivo saranno i vecchi consumatori il vero modello di riferimento. Quelli che detteranno le direttive del mercato del lusso e non i paesi emergenti. 

Secondo lei la moda italiana che cosa dovrebbe fare per crescere in termini di immagine e di fatturato nel mondo?
I marchi italiani che hanno voglia di conquistare nuovi mercati devono seguire la strada intrapresa, confrontandosi e facendo sistema. Le iniziative avviate dalla Camera Nazionale della Moda sono estremamente positive.
Mi auguro che questo modus operandi duri nel tempo. Posso portare come esempio
concreto quello di Milano Unica, il Salone del tessile, che ha segnato il passo con l’unione di tre saloni prestigiosi. Grazie a questo incontro abbiamo concretizzato la volontàdi noi imprenditori e, superando i campanilismi, abbiamo puntato verso obiettivi ambiziosi. Questa è la ricetta delle aziende di successo.

Intervista a cura di Emanuela Beretta


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