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Arte

Pietro Bellotti: illuminista o precursore romantico?

Alberto Pelucco
14 dicembre 2013

Il Canal Grande verso sud con Palazzo Moro Lin cm 129,5 x 136,7Ginevra, collezione privata

Architettura, prospettiva, colori e soprattutto luce. Questi sono i caratteri principali della pittura di Pietro Bellotti, protagonista della mostra “Archivi del vedutismo 1: Pietro Bellotti. Un altro Canaletto”, allestita a Ca’ Rezzonico a Venezia.

Nato nella Serenissima nella prima metà del Settecento, Bellotti è uno degli esponenti più curiosi del Vedutismo, corrente artistica che dedica la propria attenzione alla realtà. Essa è rappresentata o in forma oggettiva o, nel caso dei cosiddetti “capricci”, con il voluto accostamento di edifici provenienti da luoghi diversi. Scorci, paesaggi e vedute di città italiane ed europee sono molto richiesti sia da facoltosi collezionisti esteri, sia da chi non può permettersi viaggi, ma desidera comunque un ricordo di Roma e soprattutto di Venezia, patria anche di Giovanni Antonio Canal, detto “Canaletto”, che del nostro artista era lo zio.

Nonostante l’affinità con la tecnica canalettiana, Bellotti elabora un proprio linguaggio, più realistico.

Canaletto nelle sue vedute moltiplicava i punti di fuga e con la luce invitava l’osservatore ad avventurarsi in nicchie, anfratti ed edicole, che con una prospettiva a punto unico, sarebbero passate inosservate. In questo senso, trova spiegazione l’atmosfera chiara e nitida delle opere di Canal, vissuto in pieno Illuminismo, in cui la ragione era chiamata a liberare l’uomo dalle tenebre dell’ignoranza.

Bellotti recupera lo stile canalettiano, ma lo applica a opere dall’atmosfera meno tersa, dalle sfumature e il chiaroscuro accentuati. Divertenti giochi di luce ci illustrano ogni dettaglio di campanili, cupole di basiliche e pinnacoli che, circondati da un sottile velo di nebbia tremolante, non appaiono più ancorati al loro passato, ma tradiscono i segni del tempo. In questo, Bellotti anticipa alcuni concetti cardine dall’arte romantica dell’Ottocento, come lo scorrere degli anni e la caducità della vita.

Se Canaletto cercava di suscitare solo le emozioni dell’osservatore, Bellotti nei suoi scorci rivela le proprie, per spingere l’acquirente a riflettere sull’esistenza propria e dell’uomo in generale. Canal, poi, coglie un momento della realtà e lo riproduce, con le architetture e gli edifici che sembrano ambientati in un punto preciso del tempo e lì restano confinati.

Gli scorci di Bellotti, invece, vivono e accompagnano gli uomini nella loro esistenza.

A questo punto, entra in scena il movimento, reso ancora più evidente, oltre che da molteplici punti di fuga e chiaroscuri, anche da colori caldi, su tutti il rosa pallido o il giallo aranciato, alternati ai freddi, come l’azzurro e il bianco del cielo, ma anche da un trattamento più dinamico dell’acqua, increspata dall’aria e da remi di barche. Da notare è soprattutto la precisione del tratto e del disegno dei riflessi di case e palazzi sul mare.

Ecco dunque che in Bellotti aria e acqua, in quanto elementi vitali, animano persone e imbarcazioni e contribuiscono a una rappresentazione ancora più realistica del mondo. Quel mondo che prima di essere conosciuto, va osservato in ogni sua minima angolazione e dimensione e liberato da qualsiasi punto oscuro.

Alberto Pelucco

Per informazioni: www.carezzonico.visitmuve.it


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