Interviste

Pietro Giannoni

staff
11 maggio 2009

Per il quinto e ultimo appuntamento con le testimonianze dei direttori delle principali scuole di moda italiane pubblichiamo l’intervista rilasciata a Luuk Magazine da Pietro Giannoni.
Dal 2004 al vertice di Sarteco, Pietro Giannoni è un libero professionista in informatica e figlio di Marta Martini, fondatrice della scuola-laboratorio che, come dice il nome, si occupa di sartoria, tecnica e confezione per uomo, donna e bambino per l’abbigliamento, la maglieria, le calzature e la pelletteria.
Dal 1963 Sarteco ha ricevuto diversi riconoscimenti internazionali e aiuta i giovani a ritrovare e dare il giusto valoe alla manualità che manca e sviluppare il “pensiero dietro la moda” per cominciare a capirne i meccanismi e per riuscire a passare dall’idea alla realizzazione del prototipo.

Quale ritiene essere gli elementi distintivi della Sua Scuola e quelli rimasti immutati dalla fondazione nel 1963 da Sua madre Marta Martini Giannoni?
Lo studio inizia dalla ricerca per arrivare con tutti i passaggi intermedi al prototipo da presentare per le verifiche.
Arrivano gli impulsi a monte e noi effettuiamo una sintesi sviluppando quello che a parer nostro sono i percorsi di tendenza.
Su questa base gli allievi, chi da solo chi in piccoli gruppi, propongono soluzioni sul tema.
La prima verifica avviene a livello di docenti, tutti esperti e attivi nel proprio campo.
C’è poi la chiave di volta e cioè la collaborazione a livello realizzativo con le ditte che realizzeranno i campioni.
Dall’impulso di tendenze captate a monte e filtrate dall'”IO” nasce il progetto che verrà poi inserito nell’andamento generale “moda-costume-mercato”.
Tutto questo avviene da 46 anni e senza di questo non può esserci la Scuola.

Tornando invece al tema di quello che sarà il mio articolo sulle scuole di moda, Le chiedo di parlarmi liberamente, senza domande precise, della Sua attività, di com’è nata e di quali sono gli “ingredienti” gusti affinchè un’istituzione funzioni.
Fare la cronologia di 46 anni della Scuola, ripercorrendo tutte le fasi del suo sviluppo penso sia noioso e poco interessante se a leggere è un adolescente che vuole entrare nel mondo della Moda.
Chiedo scusa a coloro che invece sono interessati a questo aspetto.
L’impegno primario della Scuola è quello di avvicinare gli studenti alle industrie, i destinatari del prodotto che l’allievo dovrà un domani fornire.
Per mantenere vivo questo impegno occorrono molteplici ingredienti.
Personale con indiscusse capacità didattiche ed esperienza lavorativa, in grado non solo di trasmettere al meglio il proprio sapere agli studenti ma di captare e far emergere le qualità individuali di ogni studente per indirizzarlo nel percorso a lui più congeniale.
Fondamentale è che i docenti lavorino nel proprio settore per avere sempre il polso dei cambiamenti che la moda impone.
Ambienti ed attrezzature adeguate e materiali aggiornati con le evoluzioni tecniche e stilistiche che il sistema moda produce ogni anno e che le stesse aziende produttrici forniscono per coinvolgere gli studenti in un rapporto virtuoso tra fornitori di materiali, scuola e produttori finali.

E per finire Le chiedo un giudizio sull’attuale fashion system e su quali sono le figure professionali che servono maggiormente, oltre ovviamente alle doti che deve avere una persona per entrare nel mondo della moda.
Le modificazioni intervenute nel sistema moda negli ultimi 10-20 anni sono profonte e sintetizzabili con un esempio.
Prima un campionario consisteva in pochi modelli da produrre in tantissimi esemplari da parte di numerose piccole e medie aziende nazionali, adesso un campionario consiste in moltissimi modelli da realizzare in pochi esemplari nelle poche aziende rimaste con la professionalità adeguata.
Ovviamente non mi riferisco alle produzioni di massa ma alla qualità che ha fatto grande in Made in Italy con prodotti che è quasi impensabile produrre in paesi a basso costo e specializzazione.
Contemporaneamente è avvenuta la riduzione del peso delle figure tecniche e la crescita del peso degli uffici stile.
Molti dei grandi nomi della moda sono passati dal controllo del fondatore al controllo di finanziarie che hanno anteposto il profitto a breve termine alla qualità del prodotto che ha reso grande la griffe.
Complici anche i consumatori ormai disabituati a riconoscere il bello e la qualità.
La qualità dovrebbe tornare ad essere il primo obiettivo per le aziende ed i consumatori.
La qualità ha certamente un prezzo ma non necessariamente è sinonimo di costoso.
E’ meglio pagare cinque euro un prodotto che a primo lavaggio è da buttare o venti euro uno che dura tutta la stagione e forse più?
Significherebbe recuperare professionalità ed eccellenze ormai divenute rare e riprendere un rapporto virtuoso tra la formazione in aula e sul luogo di lavoro che ha permesso l’affermazione dell’Alta Moda italiana.
Da qualche tempo ho notato con molto piacere un cambiamento in questa direzione nella politica economica di molti nomi famosi.

Associando quanto sopra alla delocalizzazione della produzione di massa con conseguente decimazione delle piccole e medie imprese produttive le figure tecniche e di produzione hanno perso appeal agli occhi dei ragazzi più attratti dallo stile e nelle aziende si è verificato quasi un vuoto generazionale.
Se fino agli anni Ottanta il rapporto tra aspiranti modellisti e aspiranti stilisti era di 10 a 1 in seguito è stato il contrario.
Adesso con l’inversione di tendenza e il pensionamento del personale c’è sicuramente un esubero di stilisti ed una carenza cronica di tutte le figure di produzione, modellisti in primis.

Le doti che servono ad un ragazzo per entrare in questo difficile mondo sono molteplici e possono variare in base alla professionalità che intende acquisire.
Consideriamo la figura più completa, quella dello Stilista, intendendo come tale non il Disegnatore che propone delle idee, ma colui che inventa e realizza le collezioni attreverso il proprio “discorso” di creatore più o meno estroso e sensitivo con doti inventive pilotate da una perfetta conoscenza di procedimenti tecnici di lavorazione, dei materiali, di esecuzione e sviluppo dei sistemi di produzione artigianali e industriali.
Ovviamente la predisposizione è un fattore importante, ma non meo lo sono la pazienza per affrontare un percorso professionale nel quale non si cessa mai di imparare, la capacità di ascoltare e comprendere sia le critiche che i consigli, la capacità di mettersi in discussione e di affrontare tutte le difficoltà che arriveranno nel momento di affrontare il mondo del lavoro e la selezione a volte spietata che lo contraddistingue.
La manualità si può acquisire con la pratica, il gusto si può affinare, le tecniche si possono imparare, l’importante è non volere tutto e subito.

A cura di Luca Micheletto