Pikolinos e le 1600 donne della tribù Maasai

Patrizia Eremita
16 giugno 2013

Una giovane donna, bella e famosa quanto basta per fare parlare di sé,  attrice e modella americana che è diventata in breve tempo una delle più note trendsetter e fashioniste del globo, lega oggi il suo nome ad un bel progetto – uno di quei progetti che ci piacciono molto. Perché per fortuna il mondo della moda non è solo sfarzo e leggerezza: molto spesso le grandi aziende del fashion decidono di sostenere cause socialmente utili che danno un contributo di solidarietà e un segnale positivo a chi ne ha bisogno.

Parliamo di Olivia Palermo e del brand di calzature spagnolo Pikolinos che con “Maasai Project” sostiene lo sviluppo della comunità femminile Maasai coinvolgendola nella realizzazione del prodotto.

Dopo essere anche diventata una fashion blogger di grido, postando i suoi costosissimi outfit sul web, riuscendo a catalizzare l’attenzione di diverse case di moda, Olivia Palermo è divenuta anche l’ambasciatrice di un progetto solidale in favore delle donne di questa comunità africana a rischio d’estinzione. Ben 1600 donne  della tribù Maasai  con ottime abilità nel cucire sono state infatti impiegate nella lavorazione e decorazione a mano di pelle e tessuti, poi rispediti in Spagna per essere assemblati su borse e scarpe delle collezioni Pikolinos.

Ed è proprio grazie all’iniziativa di Pikolinos che per la prima volta le donne Maasai possono rendersi indipendenti e autonome attraverso il loro lavoro (diritto solitamente riservato ai soli maschi), guadagnando così uno stipendio che garantisce cibo e medicine a tutta la loro comunità.
Una collezione ad hoc in perfetto stile etnochic è stata pensata e studiata insieme alla donne Maasai: perline, cuoio e soprattutto ricami sono al centro di un design accuratamente selezionato in grado di particolareggiare sandali con e senza tacco…un meraviglioso festival di colori.

Il “Maasai Project” è un’iniziativa davvero interessantissima: penso che potrebbe uscire dai confini di Spagna ed Africa e venire esportato nel mondo a dimostrare che esiste una altro modo di fare business. Voi cosa ne pensate?

Patrizia Eremita
www.mammaelavoro.it