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Pilatus, il monte del drago e delle leggende

Carla Diamanti
5 maggio 2017

Alzo lo sguardo e lo vedo. Ma non riesco ancora a immaginare lontanamente quanto sarà bello da lassù, una volta che avrò raggiunto la vetta del monte Pilatus. Quale sarà l’emozione di guardarsi attorno e lasciare correre lo sguardo a 360° su cime innevate o ricoperte di verde che fanno da corona a un lago che sembra disegnare lunghe dita d’acqua che si insinuano come fiordi nelle pieghe della terra.

Non c’è altra scelta che andare, attratta dal magnetismo di un luogo dove volle salire persino la regina Vittoria, amante di queste vette e di Lucerna, di cui venne una testimonial inconsapevole se pur d’eccezione (ma non fu certo la sola: Wagner e Goethe non furono da meno, incantati dal clima, dalla dolcezza eppure dalla bellezza così selvaggia di questi luoghi).

Dunque vado. Per farlo ho la scelta fra una passeggiata di quattro ore, una funivia e una cremagliera. A cui sarebbe meglio cambiare l’articolo. Questa è “la” cremagliera: la più ripida del mondo e di sicuro la più emozionante, dato che si spinge nella roccia, ne emerge correndo sul precipizio di pietra, incontra al passaggio stambecchi e camosci, è di un colore così rosso che non poteva trovarsi in nessun altro luogo che qui, in Svizzera.

L’Anello d’oro e quello d’argento sono le due alternative più panoramiche. Decisamente molto invitanti e poetiche, almeno quanto i loro nomi. Partono entrambi da Lucerna per finire sulla vetta del Pilatus, il monte del drago e delle leggende. Quello “d’oro”, nuovissimo, è l’anello che da maggio a settembre unisce città e montagna: si comincia con un tratto in battello sul lago da Lucerna ad Alpnachstad. Qui si sale a bordo della cremagliera più ripida del mondo (quella di cui sopra) che arriva fino ai 2132 metri della vetta. Il versante opposto è riservato alla discesa. Prima con la cabinovia e per pochi minuti, poi in funivia fino a Krienz: in mezz’ora di panorami straordinari si torna in città. L’alternativa color argento prevede il treno al posto del battello, lasciando inalterato il resto del percorso.

Dall’alto, la vista è sorprendente. In qualunque direzione si guardi. Ai piedi delle vette, bianche di neve o verdi per le fittissime foreste che le ricoprono, il lago dei Quattro Cantoni si allarga e poi si divide in bracci di acqua che si insinuano fra i rilievi. Lucerna è laggiù, con il suo lungolago che ricorda una riviera mediterranea, i suoi ponti di legno, il centro pedonale, le facciate dipinte con i simboli dei mestieri delle corporazioni medievali, i tavolini all’aperto, le gallerie d’arte, i capolavori di Picasso raccolti da Angela Rosengart nella sua Fondazione (aperta al pubblico tutti i giorni), le boutique eleganti, il profilo netto disegnato da Jean Nouvel per il KKL.

Quassù tutto sembra distante, ovattato. Mentre un gruppo di musicisti intona melodie soffiando nei lunghi corni tradizionali io esploro a piedi il tunnel scavato nella roccia, mi affaccio dalle finestre di pietra e poi, quando riemergo, mi godo il sole su una delle sdraio a disposizione dei visitatori.

Per pranzo scelgo lo storico hotel Pilatus-Kulm, panoramico, classe 1890. La maestosa sala da pranzo, con boiserie, lampadari, tende e velluti, porta il nome della regina Vittoria, l’inconsapevole testimonial ante litteram di Lucerna e dei suoi monti. Dopo essere salita sulla vetta del Rigi in portantina, raggiunse quella del Pilatus a dorso di mulo, con il comprensibile sollievo di chi avrebbe dovuto portarla fin quassù. La storia narra che arrivò in incognito ma la realtà della sua persona e del seguito che la accompagnava, sembra smentire le intenzioni della vigilia. Non riesco a rinunciare al sole e diserto la sala Vittoria per un tavolo di fronte alla vetrata. Chiedo la specialità del posto e mi ritrovo davanti a una generosa porzione di Älplermagronen, i “maccheroni dell’alpigiano”, preparati con panna e formaggio di montagna, patate, cipolla e cubetti di pancetta. Anche la pasta, riveduta e corretta per adeguarsi al clima e alle scarpinate, arrivò da queste parti grazie al tunnel del Gottardo. In lontananza scorgo il promontorio dove fra pochi mesi sarà inaugurato un resort d’eccezione con un centro benessere vastissimo. Nell’attesa mi consolo gustandomi il pranzo. E cercando di pacificare la mia coscienza che vorrebbe impormi di scendere a piedi per ridurre, almeno in parte, la dose massiccia di calorie del piatto di maccheroni.


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