Kiki's choice

Pitturare il volto: la semiotica del make up

Kiki
10 luglio 2013

“Le donne sono dotate di due armi formidabili: il trucco e le lacrime. Fortunatamente per gli uomini, non possono essere usate contemporaneamente” – Marilyn Monroe

Oggi ho deciso di parlarvi di un libro che ho appena finito di leggere e che, penso, piacerà moltissimo a tutte voi beauty addicted, curiose e sempre alla ricerca di nuovi spunti creativi. Vi avviso subito, non è la solita lettura tutta rosa e zuccherosa sul mondo del make up e, men che meno, un manuale di consigli pratici.
Si tratta, invece, di una riflessione sulle motivazioni e sui significati più profondi di quell’atto apparentemente superficiale che è truccarsi.

“Pitturare il volto” è il nuovo saggio di Patrizia Magli, allieva di Umberto Eco, specialista di segni e di fisiognomica, docente di semiotica dell’Arte allo Iuav di Venezia. E qui infatti abbiamo una vera e propria semiotica del make up: nella miriade di pennelli, pinzette, piumini, ciprie, creme, colori e piega ciglia, che cosa vuole dire veramente pitturare il volto?

Il trucco è una pratica antichissima, in tutte le culture e nel corso dei secoli gli esseri umani hanno sempre dipinto e truccato il proprio corpo per comunicare: seducendo, affascinando, terrorizzando, entrando in contatto con la divinità. Basta pensare alla cosmesi nell’antico Egitto, in Grecia, a Roma, o ancora alla valenza simbolica che possiede nelle culture tribali africane o dell’Amazzonia.
Sarà solo negli anni ’30, con la nascita di Hollywood, che diventerà il terreno privilegiato della seduzione e della femminilità: dal volto diafano di Greta Garbo all’estetica delle pin up, dall’eyeliner punk al rossetto rosso delle modelle di Alexander McQueen.

Quello che più mi ha colpito durante la lettura – ricchissima di aneddoti e citazioni, una vera miniera! – è l’idea del trucco come atto di creazione e trasformazione di noi stesse.
Una ritualità che possiede non solo dei fini estetici e narcisistici, ma anche per così dire demiurgici: è come un autoritratto, effimero, volatile – e infatti va via con un po’ di latte detergente. Ma è capace di dare voce alle nostre emozioni e ai nostri desideri, è in grado di esprimere i nostri diversi io.

“Il trucco è un’arte cui le donne possono ricorrere per crearsi un’immagine più vicina a ciò che sentono di essere”, ci spiega l’autrice, “Ci si trucca proprio per essere più simili a ciò che ci sentiamo o vorremmo essere”.

La domanda quotidiana del: come mi trucco oggi? Diviene: come voglio apparire? Ma anche: chi sono davvero?

Una passata di rossetto, una spolverata di terra, un ombretto colorato: è il gioco con cui ridisegnamo continuamente le nostre identità, è la grande magia della metamorfosi, che ci permette di simulare e dissimulare, occultare e valorizzare.
Ecco perchè “il trucco rivela una verità profonda, la sola che noi ci sentiamo di dare”.

Non dimenticate le tre C: Comfort, Cool and Crazy!

La vostra Kiki un po’ filosofa oggi….

“Pitturare il volto. Il Trucco, l’Arte, la Moda” di Patrizia Magli, Marsilio editore, pp. 206.