Psicologia

Più (dis)ordine nella tua mente

Lucia Giovannini
27 febbraio 2014

Lucia Giovannini credits foto Stefano Martinelli

Bisogna avere in sé il caos per partorire una stella che danzi. (Friedrich W. Nietzche)

La creatività ha bisogno tanto di caos quanto di ordine. Il processo creativo inizia, infatti, quando mettiamo in discussione un ordine pre-esistente, attraversiamo un caos fatto di prove ed errori, creiamo un nuovo ordine e finalmente giungiamo a una nuova soluzione per un vecchio problema. Quindi, cosa è meglio: una scrivania perfettamente in ordine o una con scartoffie e documenti sparsi ovunque?
Non occorre essere così estremi, la soluzione sta nel mezzo, anche perchè le conseguenze piscologiche sono diverse a seconda che si preferisca l’ordine o il disordine, come dimostrato da diversi studi.

L’ordine mentale segue quello fisico. Lavorare o vivere in un ambiente ordinato ci aiuta ad avere più chiarezza sulle cose da fare, ad essere più efficienti e quindi più produttivi. Attenzione, però, a non cadere nella trappola del primo della classe che vuole essere perfetto a tutti i costi, come scrivo in Libera la Tua Vita. Questo comportamento è un modo che utilizziamo per cercare di avere tutto sotto controllo e di avere l’approvazione degli altri e questo ci blocca nel provare cose nuove e diverse. Tentare di essere perfetti non ci porta a essere più amati, ma a essere schiavi di noi stessi. Se vuoi uscire dalla trappola del perfezionismo, prova a scegliere un errore al giorno per la prossima settimana. Il focus è darsi il permesso di sbagliare, portare un po’ di “disordine” e sentirsi a posto anche senza programmare la nostra giornata.

1. Manda una mail con degli errori nelle parole o con gli spazi doppi oppure senza spazi
2. Sbaglia strada per andare al lavoro
3. Apparecchia la tavola con i piatti di due servizi diversi
4. Dai l’okay a un progetto (magari uno secondario, non tra quelli di vitale importanza!) anche se non è perfetto
5. Vai in stazione e acquista il biglietto per il primo treno che parte, senza conoscere la destinazione
6. Esci di casa senza il cellulare
7. Prendi una scatola di fiammiferi e per mezz’ora togli i fiammiferi dalla scatola e rimettili dentro (sentirai che stai sprecando tempo e questo manda in tilt il drago del perfezionismo perché ogni minuto deve essere finalizzato a perfezionare qualche obiettivo)

Un altro esercizio molto utile potrebbe essere quello di cambiare la disposizione dei mobili della nostra camera. Questo ci permette di assumere un altro punto di vista e aprirci a nuove soluzioni. Per generare nuove idee, è necessario un pò di disordine. Chi è disordinato, sembra essere più flessibile e capace di adattarsi prima ai cambiamenti. E la vita è un continuo cambiamento. Anche in questo caso, però, c’è disordine e disordine. Quando esso diventa un ostacolo alle nostre attività o un peso, è arrivato il momento di agire ed eliminare il superfluo. Ma come fare quando tutto sembra ugualmente importante?

1. Butta quello che non usi da sei mesi
Passa in rassegna ogni oggetto della tua scrivania o della tua stanza e chiediti: “L’ho usato negli ultimi sei mesi?” Se la risposta è no, buttalo. Qualcuno potrebbe essere tentato di pensare: “E se mi servirà in futuro? Magari lo tengo, non si sa mai”. Se non l’hai usato negli ultimi 6 mesi, cosa ti fa pensare che lo userai in futuro? É il tuo cervello che ti sta facendo pesare l’errore che hai fatto comprando quell’oggetto. A te la scelta di continuare a rimuginarci sopra o disfarti di quell’oggetto e quindi dell’energia negativa attorno ad esso e liberare un po’ di spazio, fisico e mentale.

2. Via il vecchio, dentro il nuovo
Quando vuoi comprare qualcosa, assicurati prima di liberarti di un altro oggetto. Se non riesci a trovare niente che valga la pena sostituire, allora non c’è niente che valga la pena comprare. Quell’acquisto è superfluo e te ne potresti pentire. Ricorda, meglio poche cose, ma buone.

3. Cerca di capire cosa cerchi veramente
A volte, quello che ci impedisce di disfarci di un oggetto è il nostro attaccamento ad esso. Non c’è nulla di male ad essere affezionati agli oggetti, in parte è anche normale. Il problema nasce nel momento in cui l’attaccamento è eccessivo. Questo è il comportamento tipico dell’accumulatore che ho descritto sempre in Libera la Tua Vita. Circondarsi di oggetti e caricarli di significati diversi dalla loro funzione è un modo poco efficace per compensare una mancanza in altre aree della nostra vita (bisogno di attenzione, amore, approvazione, ecc.). Siccome non potranno mai esaudire i bisogni di cui li abbiamo caricati, tali bisogni continueranno a crescere. Quando sciogliamo questi vincoli, liberiamo finalmente la nostra energia emozionale. Come fare dunque? Per prima cosa, è necessario rendersi consapevoli dei nostri bisogni naturali, sapere che esistono e tenerne conto. Poi occorre fare un controllo di qualità sui significati che abbiamo dato a ognuno di questi bisogni: agli oggetti, alla sicurezza, all’essere amati, accettati, approvati. E, se serve, è bene rivedere e modificare significati. Cosa significa per te un paio di scarpe nuove? Cosa ti dà? Perché è importante? Infine, è bene trovare dei nuovi modi, funzionali, per soddisfare i veri bisogni, quelli profondi.
Ecco un esempio: “Perché acquisto in maniera compulsiva?

Acquisti in maniera compulsiva perché:
• sei annoiata/o
• sei stanca/o
• sei triste e senti il bisogno di conforto
• sei felice e vuoi celebrare
• quel vestito mi farà ricevere approvazione
• per sentirmi sexy e voluta/o
• perché tutti i miei amici (o colleghi) lo fanno

Cosa puoi fare per soddisfare quel bisogno in maniera più funzionale e rendere la tua vita migliore?

Esercizio di chiusura per i lettori di Luuk Magazine
Un altro modo in cui amo chiamare il mio disordine è ordine creativo.
Infatti l’uscire dalle regole può essere un aiuto per sviluppare la creatività e il pensiero laterale.
Se questo è uno dei tuoi obiettivi prova a fare questo esercizio. Ogni giorno prendi 3 oggetti nella tua scrivania (o sulla tavola) e chiediti. “A che altro potrebbero servire”?
Per esempio una puntatrice potrebbe essere usata come fermacarte, una lampada come porta post-it ecc.

A cura di Barbara Micheletto Spadini
Credits foto Stefano Martinelli


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